Disastro sul Monteferrato

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Sapevo dei problemi, vecchi un decennio, causati da parassiti ai pini del Monteferrato, ma non immaginavo il disastro totale che ho visto.
La bufera di vento di marzo ha evidenziato ancora di più la situazione critica di tutte le piante di Pino marittimo che caratterizzano da due secoli le tre cime della dorsale del Monteferrato.
Moltissimi gli alberi caduti, ancora di più quelli ormai completamente disseccati, deperiti, e privi di corteccia. Un Monteferrato completamente brullo è ormai una prospettiva molto vicina, con i conseguenti problemi di erosione.

L’Azienda Regionale per lo sviluppo agricolo e forestale ha individuato ben due parassiti: Il primo (la cocciniglia corticicola)  che si annida nella corteccia spessa dei pini sottraendo linfa alla pianta ed emettendo sostanze tossiche che determinano alterazioni nei tessuti della stessa, il secondo (scolitide) scava gallerie sotto la corteccia dei pini indeboliti, proliferando sui tronchi abbattuti e non prontamente eliminati.

Sembra chiaro, dall’assenza di qualsiasi segno d’intervento, che nessuna istituzione si è mossa con una strategia che vada oltre gli studi conoscitivi, le ipotesi.e gli incontri tecnici tra Corpo Forestale dello Stato, la Provincia di Prato, i comuni di Montemurlo e di Prato, l’Anpil del Monteferrato e il Centro di Scienze Naturali.

Questa mancanza di interventi è anche in contrasto con la legge visto che sono obbligatori, da parte della proprietà, gli interventi di taglio fitosanitario con modalità e gestione del materiale di risulta nel rispetto del Decreto Ministeriale di lotta obbligatoria (D.M. 22 novembre 1996, “Lotta obbligatoria contro l’insetto fitomizo Matsucoccus feytaudi (Ducasse)”.

Eppure le idee per impedire la desertificazione del Monteferrato sono state espresse da tempo dagli enti preposti: utilizzo di cloni resistenti per la ripiantumazione dei pini; eliminazione con il fuoco delle piante cadute; introduzione di essenze autoctone della vegetazione mediterranea (cipresso, leccio, fillirea).
Una strategia d’intervento sarebbe anche l’occasione per dare all’Anpil del Monteferrato mezzi e regolamenti adeguati e possibilità di azione. Tutti elementi necessari alla gestione di un’area veramente protetta.

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