Prato abusiva (3)

Puntate precedenti:

Prato abusiva (1)

Prato abusiva (2)

Negli  anni ’60 la piana del Guado, posta tra due frazioni lontane dal centro, Narnali e Maliseti, si trovò ad essere un terreno agricolo ormai incolto posto ai margini dell’edificato e rapidamente diventò una terra senza legge, finita in pasto alla speculazione abusiva.
Per Prato erano anni  di grande sviluppo industriale e di forte incremento della popolazione a causa della forte immigrazione dalle regioni meridionali, con una grande richiesta di abitazioni a basso costo.
In pochi anni in la zona fu oggetto di un rapido e sistematico sviluppo abusivo organizzato su quattro assi viari di collegamento con orientamento nord -sud (via Senio, via Isola di Lero, via Bligny,  via Argonne) .

guado
Il  terreno  fu frazionato e venduto in lotti piccoli in cui furono costruite, spesso in autocostruzione, edifici della più varia conformazione architettonica.

I confini di questa lottizzazione abusiva furono a Nord-Ovest il torrente Bardena -Dogaia (sul quale ancora  oggi si trova il “guado” che da il nome al quartiere), a Nord- Est la nuova Montalese  (allora appena realizzata per evitare l’attraversamento della frazione di Maliseti), a Sud-Ovest  Via del Guado a Narnali.
Il margine a Sud-Est invece era libero e senza dubbio la lottizzazione sarebbe  proseguita fino a via di Maliseti (asse di collegamento nord-Sud delle frazioni Maliseti e Narnali). Lo dimostra la parcellizzazione di aree inedificate, ancora oggi visibile sulla mappa catastale. Per tale motivo,  l’Amministrazione Comunale  intervenne  a  bloccare  questa espansione con le demolizioni dimostrative di alcune case in via di realizzazione (tra agosto e ottobre 1979), con un programma di recupero (che portò alla realizzazione di fognature  pubbliche,  illuminazione e una rete elettrica a norma che sostituì i pali improvvisati che conducevano l’elettricità alle casette abusive, quasi ad altezza d’uomo), con l’approvazione di norme che permisero la regolarizzazione di quanto già costruito (anche se il grosso fu semplicemente condonato nel 1986), con un piano di recupero che ha consentito nel tempo l’edificazione dei lotti rimasti inedificati e soprattutto con la realizzazione tra il 1980 e il 1981 di una grande area a verde pubblico e sportivo, ubicata nella parte est, con l’obiettivo di porre un blocco fisico a quella lottizzazione abusiva, confinandola alle quattro strade già realizzate.
Gli elementi interessanti della vicenda sono tanti.

  1. Allora come oggi l’immigrazione e la necessità di case a basso costo sono state trasformate da alcuni in occasione di arricchimento. I terreni agricoli del Guado furono venduti a carissimo prezzo da parte di “imprenditori” pratesissimi.  Si può calcolare che l’operazione di vendita di 16 ettari di terreno agricolo destinato a verde pubblico, abbia illegalmente fruttato 1,4 miliardi di lire di allora, poi investiti in concessionarie e altro.
  2. La  “lottizzazione ” aveva una connotazione urbanistica ben definita pianificata da noti professionisti locali (accompagnati  anche nei successivi decenni da unanime stima), scientificamente pensata per ottenere il massimo profitto mediante 4 assi paralleli, idonei per la divisione in lotti regolari. Peraltro si può riflettere che una pianificazione “legale”  probabilmente non avrebbe ottenuto risultati molto diversi per qualità.
  3. I lunghi isolati sono caratterizzati da una varietà di forme e tipologie (a schiera ma anche in linea) che rendono accettabili i  650 metri di lunghezza delle strade, senza interruzioni, a parte via Verdun.  Lungo le quatto vie si alternano edifici a due e a tre piani, piccoli magazzini, terratetti, edifici ad appartamenti. Sarebbe stato un miglior risultata se il quartiere fosse stato pianificato con monotone, ma ordinate, serie di schiere o di case in linea? Sicuramente per quel che riguarda parametri urbanistici, altezze e requisiti di abitabilità. Forse  per quel che riguarda parcheggi e servizi. Non certo per quel che riguarda la qualità urbana dell’architettura.
  4. Il piano regolatore Secchi si era prefissato di rimediare al maggiore errore (voluto) dei pianificatori abusivi: l’assenza di collegamenti trasversali. Le amministrazioni comunali successive sono però state incapaci di realizzare quei passaggi pedonali previsti dal Piano regolatore in relazione al completamento dell’edificazione nei lotti rimasti liberi, che avrebbero migliorata la fruizione dei luoghi da parte degli abitanti, la creazione di poli attrattivi, servizi e esercizi commerciali di vicinato, cambiando in meglio la qualità urbana.
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