Toscana feudale

Nell’alto Medioevo, prima dell’affermazione dei Comuni, era frequente la presenza sul territorio, soprattutto in Toscana, di consorterie costituite spesso su base familiare, ma non solo, che gestivano in modo feudale il territorio a partire da centri di potere come i castelli, in assenza di un potere statale.
Eliminate dal potere rappresentativo delle amministrazioni comunali cittadine, tornano oggi in forme moderne e pervasive.

Tutto ha avuto inizio, in generale, con l’egemonia elettorale del PCI-PdS-DS, il partito in cui l’apparato dirigente, da ormai molti decenni, si è intrecciato in modo inestricabile con il potere amministrativo negli enti locali e nelle società partecipate (sono 1053 in Toscana).
Gli appartenenti ai quadri dirigenti del partito, negli scorsi decenni, seguivano un cursum honorum che partiva dall’elezione nel Consiglio Circoscrizionale o Comunale  e proseguiva verso un assessorato o verso una carica nelle società partecipate, negli enti, nelle agenzie regionali. Alcuni giungevano alla carica di Sindaco e poi, a seconda dell’importanza del Comune, potevano puntare verso il Parlamento o verso il Consiglio Regionale.

nardella-renzi-carrai-315731_tnMa con il tempo e con il PD si è andati oltre e i meccanismi si sono fatti così pervasivi da configurare un sistema neo-feudale costituito da consorterie di varia origine in reciproca competizione,  i cui membri si organizzano in centri di potere appoggiandosi reciprocamente e intessendo rapporti economici, politici, amicali e familiari.
I livelli di partecipazione della base di partito si riducono a niente e le cose vengono decise in stanze segrete, in gruppi chiusi e autoreferenziali, come testimonia per esempio l’assessore Marson.

Varie le modalità di aggregazione delle conserterie:

  • Le società partecipate più grandi, dominate dagli appartenenti al partito di maggioranza fino a occupare tutte le poltrone che contano, si sono col tempo configurate come potentati autonomi i cui dirigenti selezionati per coaptazione hanno assunto un ruolo autonomo rispetto agli organi della democrazia elettiva. Classico l’esempio di Consiag a Prato che aveva  messo in opera una struttura amministrativa parallela e, per qualche aspetto, concorrenziale a quella del Comune  e della Provincia. Ma vanno enumerati anche i casi di Geofor a Pisa e di Publiambiente a Empoli e altri ancora.
  • Ci sono poi i gruppi di sodali che fanno carriera appoggiandosi reciprocamente. Non necessariamente si tratta di Massoneria. Può semplicemente essere un gruppo di amici di famiglia o “amici di gioventù” come quello, ormai gigantesco e dominante, formato attorno a Matteo Renzi che coinvolge un primo cerchio o Giglio magico di sodali (Marco Carrai, Dario Nardella, Luca Lotti) e che poi si estende con orbite concentriche coinvolgendo parenti, persone e istituzioni, mediante legami amicali o familiari.
  • Ci sono anche le cooperative che gestiscono servizi pubblici importanti, magari in subappalto delle partecipate, e tutto il mondo opaco delle costruzioni agevolate (in cooperativa). Sono entità legate strettamente al potere politico anche attraverso l’osmosi delle classi dirigenti attraverso la quale gli uomini di partito passano a dirigere cooperative e viceversa. Gestiscono grandi somme, un notevole numero di lavoratori spesso precari e dipendono dalle commesse e dalle decisioni politiche e pertanto estendono i propri gangli d’influenza in tutte le direzioni.
  • Si può continuare con le banche in cui la gestione del potere si fa bipartisan e gli esempi non mancano a partire dal Monte dei Paschi in cui risulta chiaro come un potere economico abbia potuto costituire un sistema parallelo alla politica, protagonista di ogni aspetto sociale da quello sportivo a quello culturale. Altri esempi sono la Banca Etruria in cui ha avuto un ruolo importante la famiglia Boschi, il Credito Cooperativo Fiorentino da cui ha spiccato il volo Denis Verdini,  il Banco di Credito di Cambiano presieduto da decenni dal “duca” di Empoli, Paolo Regini, presidente di Publiambiente e marito della senatrice Laura Cantini.
  • Ci sono anche le consorterie di scopo; quelle destinate a far fruttare al meglio la realizzazione di piccole e grandi opere: raggruppano imprenditori, dirigenti pubblici e e politici più o meno consapevoli. Alcuni esempi si sono visti per la pianificazione delle aree tra Novoli e Castello (Cioni, Biagi, Ligresti ecc.), per la realizzazione della scuola Marescialli (Angelo Balducci, Fabio De Santis, Piscicelli, Fusi), per il progetto delle bretella Signa-Prato (Fusi, Conti, Gamberale ), per la realizzazione del sotto attraversamento TAV di Firenze, per la realizzazione del nuovo aeroporto di Firenze e per tante altri obiettivi urbanistici.
  • Ci sono infine le consorterie si possono configurare anche su base familiare. Un esempio di questa commistione tra potere politico e potere economico può essere la famiglia imprenditoriale dei Marcucci (Marialina Marcucci ex vicepresidente Regione e Andrea Marcucci attuale senatore, presidente Commissione Turismo e Ambiente) che alcuni ritengono i veri feudatari della media Garfagnana dove godono di indisturbato consenso.

Giungeremo rapidamente dunque ad un’oligarchia di famiglie che si spartiscono il potere e gli incarichi che da esso derivano tramandandoli da padre in figlio o da amico a amico?
Oppure ci siamo già?
Del resto forse non è un fenomeno così nuovo, visto che  già Gramsci parlava di «Italia delle consorterie».

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