Archimostri a Prato (1)

Questo edificio commerciale in via Curtatone a Prato è brutto, ma non è del suo valore estetico che voglio parlare.

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Potrei spiegare che mi sembra involontaria parodia di un qualche altro edificio, di quelli che si vedevano sulle riviste degli scorsi decenni, ma non voglio farlo.
Voglio invece mettere in evidenza altre considerazioni di carattere urbanistico che possano essere utili per comprendere come possa accadere, nel rispetto delle norme, che un edificio così caratterizzato possa essere costruito di fronte alle mura medievali di una città italiana.

OLYMPUS DIGITAL CAMERA
La prima considerazione riguarda le norme di tutela contenute nei piani regolatori che, anche in quelli migliori, sono di di tipo diretto:  si classifica l’edificio e a seconda del suo valore si stabiliscono le norme da rispettare per conservare almeno una parte di tale valore architettonico. Pertanto ad un edificio di scarso valore storico, come quello preesistente al nostro palazzone, non corrisponde nessuna efficace norma qualitativa che indirizzi la progettazione. Mancano, soprattutto all’esterno del preciso recinto del centro storico, norme indirette che possano effettivamente tutelare i caratteri comuni dell’ambiente urbano e le aree circostanti manufatti di valore.
D’altra parte i vincoli paesaggistici, distribuiti nel territorio secondo logiche non facilmente comprensibili,  di rado interessano i centri abitati.  Nel caso in particolare non interessano il centro storico di Prato, lasciato alla sola tutela delle norme comunali che dovrebbero quindi essere modificate per impedire, per esempio, che possa sorgere, a ridosso delle mura, un’emergenza architettonica che sia, contemporaneamente, senza le qualità necessarie al luogo e senza relazioni con l’ambiente urbano.

OLYMPUS DIGITAL CAMERALa seconda considerazione riguarda la perenne convinzione dell’urbanistica pratese che i piani di recupero degli edifici produttivi debbano obbligatoriamente prevedere il recupero dell’intero volume esistente. Questa errata impostazione ha costantemente creato situazioni di pessima qualità urbana. Nel caso specifico la necessità di occupare tutto lo spazio disponibile e di utilizzare anche l’ultimo metro cubo, ha costretto i progettisti a rinunciare a qualunque tentativo di articolare il volume per meglio inserirlo nell’ambiente urbano, oltre che a realizzare un incongruo aggetto che su un edificio così alto ha l’effetto di rendere incombenti tutti gli elementi che, sommandosi insieme, lo compongono.

Annunci