GIDA e acquedotto industriale

Finalmente dopo tanti tentativi Gida prenderà possesso dell’impianto di depurazione del Consorzio Macrolotto 1, gestito dalla società Idra.
Ci sono voluti anni di polemiche e lotte giudiziarie, passando da un tentativo di pignoramento e da un Comitato di gestione dell’Acquedotto Industriale voluto dal Comune.
Ora Gida avrà finalmente la gestione unica degli impianti di depurazione (o meglio dire di affinamento) e della rete di acquedotto industriale. Viene utilizzata una parte delle acque in uscita dal depuratore principale di Baciacavallo, diluite con acqua del Bisenzio e filtrate ulteriormente per renderle utilizzabili dalle industrie idro-esigenti (tintorie principalmente), risparmiando così la preziosa acqua di falda.
Vedremo se GIDA farà buon uso di questi 75 chilometri di tubazioni (il più esteso acquedotto industriale in Italia), ora che non ha più concorrenti.
impianti di affinamentoQualche dubbio viene.

  •  GIDA già gestisce impianti di depurazione per il recupero e il riutilizzo delle acque reflue finanziati con soldi pubblici nel 2004. Tali impianti, unitamente alla nuova acquisizione degli impianti Idra, hanno una potenzialità di 11 milioni di mc/anno.
    La richiesta di acqua da parte delle industrie invece è in continuo calo (era di 3,4 milioni nel 2012) e la tendenza sicuramente si confermerà per il futuro.
    Cosa se ne faranno  di tutta quest’acqua “depurata”?
  • Da anni GIDA cerca disperatamente di far fruttare questa “risorsa” che secondo il D.M. 185/2003 avrebbe, oltre a quello industriale, altre due possibili destinazioni d’uso: irriguo e civile.
  • Il tentativo più inglorioso e patetico nella reiterazione è stato quello di inviare le acque di recupero, per irrigazione, verso i vivai pistoiesi che ripetutamente hanno ignorato o declinato l’offerta per motivazioni economiche, per motivazioni funzionali (l’acqua di recupero è salina, ha bisogno di essere diluita e potrebbe bruciare le foglie) e infine per  l’insormontabile ostacolo della Tab.3 All.5 parte III D.Lgs. 152/06 che impone requisiti, sui fattori inquinanti, impossibili da raggiungere da parte di GIDA le cui acque “depurate” rimangono comunque inquinate.
  • L’uso industriale non sembrerebbe in alcun modo espandibile a causa delle trasformazioni nel tessuto industriale della città. Da notare inoltre che lavorazioni di tessuti pregiati non sono compatibili con l’acqua depurata.
  • Altrettanto difficile pensare di esportare l’acqua verso altri distretti.  Basti pensare che è stato realizzato, con soldi pubblici, un ramo dell’acquedotto industriale fino a Campi Bisenzio, ma nessuna industria si è allacciata.(fonte Idra, ante fusione).
  • Inutile dire della spericolata proposta di inviare l’acqua nei canali delle Cascine medicee, sia con discutibili motivazioni ambientali, sia per tentare un’ulteriore fitodepurazione per migliorarne la qualità. (fonte Liber@mente Prato)
  • Da notare che la gestione dell’acquedotto industriale è risultato, fin ora, sostenibile anche grazie a un contributo annuo della Provincia (circa 500.000 euro), senza il quale sarebbe stato in perdita.
  • E infine la questione della falda.
    GIDA, ancora oggi,  per magnificare il suo acquedotto industriale così riporta nel suo sito:
    ” L’approvvigionamento di acqua per usi industriali e civili, effettuato in massima parte dalla falda idrica attraverso i pozzi, ha determinato il progressivo impoverimento di questa risorsa, che da sola non è più in grado di soddisfare le esigenze complessive.”
    Noi sappiamo che non è più così e lo sa anche GIDA.
    Ed ecco dunque l’idea che circola nei corridoi di via Baciacavallo: gli impianti per la produzione di acqua di riciclo potrebbero essere utilizzate per un ipotetico abbattimento dei composti inquinanti contenuti nell’acqua di falda, naturalmente dietro pagamento di una qualche tariffa che sarebbe ossigeno per le indebitate casse di GIDA e che finalmente farebbe produrre utili all’acquedotto industriale, reperto archeologico di un passato recente, ma anche remoto, in cui la città puntò tutto sul tessile.
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