Ma Prato lo sa che l’Interporto si amplierà?

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Il 16 Dicembre 2014 è stato presentato al ministero per dell’Ambiente il progetto di ampliamento dell’Interporto della Toscana Centrale per l’ottenimento della Valutazione d’Impatto Ambientale (VIA).
Il progetto rimarrà in visione (anche presso la Provincia e il Comune) fino al 15/2/2015 e solo entro tale data si potranno presentare osservazioni.
Si rimanda ai numerosi allegati del progetto per un giudizio nel merito.

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Vorrei solo avanzare qualche superficiale perplessità :

  • Se Interporto con gli attuali  91.000 mq di magazzini e 23.000 mq di uffici ha accumulato milioni di debiti, perché vuole costruire 37.267  mq di nuovi capannoni? Perché l’ampliamento dovrebbe migliorare la situazione finanziaria della società partecipata?
  • Quale impatto sull’economia cittadina e sull’occupazione ha l’Interporto a cui la città ha sacrificato un enorme quantità di territorio e che appare un corpo estraneo?
  • Quale funzione strategica a livello nazionale ha un’area industriale  in cui semplicemente concentrare spedizionieri e magazzini?
  • Perché costruire nuovi capannoni per la logistica se molti lotti del Macrolotto 2 con tale destinazione sono rimasti inedificati?
  • I soci di Interporto,  sono disponibili a finanziare l’ampliamento? Il Comune di Prato ha programmato la spesa per la sua quota?
  • Qualcuno spiegherà con chiarezza le importanti finalità dell’ampliamento che appaiono oscure, non risultando credibile lo sviluppo della logistica ferroviaria che in tanti anni non si è riusciti a concretizzare?
  • Un progetto di notevoli dimensioni e importanza urbanistica non passerà dalla Commissione Urbanistica e dal Consiglio Comunale neppure in sede consultiva e verrà semplicemente approvato in sede di Conferenza di servizi?
  • Mi è sfuggito oppure la Giunta comunale non ha ritenuto di dare una qualche informazione alla città e neppure di giustificare le proprie scelte come azionista di maggioranza di una società partecipata in merito al progetto di ampliamento?
  • E infine il mistero dei misteri: come ha fatto Interporto ad accumulare  76 milioni di debiti avendo come ragione sociale quella di essere una enorme immobiliare che vende e affitta capannoni?

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Le parole d’ordine dell’intervento sembrano essere: trasparenza, corretta valutazione costi/benefici, tutela vincolo archeologico, partecipazione, comunicazione, criteri per le priorità degli investimenti, riduzione dell’indebitamento, parsimonia nel consumo di suolo, privatizzazione delle attività senza rilevanza pubblica.

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