Un terrestre su cinque è cinese.

Un terrestre su cinque è cinese.
Anche un pratese su cinque è cinese.
Niente di male, siamo nella media.

nullAscoltando i giudizi dei pratesi sulla comunità cinese, in generale si va dagli insulti peggiori alle accuse più gravi. Ora non si possono negare le evidenze dei gravi problemi creati dall’attività economica dei residenti cinesi e non mi sembra necessario ritornarci sopra. Tuttavia mi sembra utile, per una comprensione complessiva del fenomeno immigrazione, riportare due semplici osservazioni.

  1. Gli stranieri a Prato sono circa 34.000 (esclusi i non residenti); buona parte di questi sono cinesi. Ad essi vanno aggiunti coloro che hanno ottenuto la cittadinanza italiana: circa 3.000. La popolazione complessiva si aggira sui 191.000 abitanti.
    Se non ci fossero gli stranieri (e i cinesi) la popolazione residente scenderebbe a 154.000. Questa è la popolazione che aveva Prato nella prima metà degli anni ’70. Senza i cinesi, già dal 2000 Prato avrebbe avuto dunque un drastico calo di popolazione; sarebbe tra le città che capeggiano la classifica della decrescita demografica: Bari, Palermo, Cagliari, Catania.
    Quale sarebbe il quadro economico di un tale calo di popolazione sarebbe facile capirlo. Un calo del 20% nelle attività commerciali e terziarie;  un calo nel mercato immobiliare con una paralisi delle attività edilizie ancora peggiore di quella attuale; una città tornata indietro di 40 anni con conseguenze che si sarebbero sommate alla crisi dell’intero settore tessile e alla crisi economica globale. La difficile situazione attuale che vede una grande percentuale di disoccupati sarebbe ancora più disperata.                                                                            
  2. La comunità cinese, in prospettiva, sembra quella che ha maggior possibilità di integrazione. Nello spiegare questa convinzione corro il rischio del luogo comune, ma tuttavia essa nasce da dirette osservazioni che mi portano a credere che i cinesi siano molto simili agli italiani sia nei pregi che nei difetti.
    Come gli italiani essi hanno rispetto per l’autorità ma diffidano della pubblica amministrazione e hanno disinteresse per la cosa pubblica; tendono ad eludere le regole se non sono costretti a rispettarle. D’altra parte sono allegri, gentili e non sono attaccabrighe; sono ottimi lavoratori, si sacrificano per la famiglia; mettono convinzioni religiose e ideologie in secondo piano rispetto alle priorità della vita. Direte che non tutti i cinesi  sono così. Certo ! Ce ne sono molti migliori di così e molti peggiori ma in generale queste caratteristiche li rendono molto simili agli italiani e dunque potenzialmente integrabili, al contrario di altre etnie.

Dunque varrebbe la pena per i pratesi di riflettere sui giudizi affrettati e sulle modalità per agevolare tale integrazione.

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