Un edificio mediceo a Poggio a Caiano

Malgrado qualsiasi velleità Poggio a Caiano non ha un centro storico. Questo sia per ragioni storiche, sia per la mancata tutela delle poche strade antiche del paese che le regole urbanistiche, fino allo scorso decennio, hanno faticato a controllare nelle modifiche di facciata.
Comunque la vera ragione è dovuta al fatto che Poggio a Caiano fino all’inizio del XX secolo non è stato un paese, ma solo il borgo di servizio della villa medicea.
I pochi edifici esterni al complesso della residenza granducale erano edifici collegati alla villa stessa e si collocavano su un’unica via, la Regia strada Pistoiese, senza andare a costituire un centro storico strutturato con piazza, chiesa, edifici pubblici; tutte cose venute solo nel Novecento. Rimane dunque impossibile ricreare la complessità di un centro storico che non c’è mai stato.
Tuttavia, dovendo cercare di valorizzare l’enorme tesoro che  Lorenzo il Magnifico ci ha lasciato, sembra evidente l’esigenza di evitare che la villa medicea rimanga isolata in un ambiente ad essa estraneo. Se si vuole che il turismo diventi una risorsa rilevante per la comunità, occorre continuare gli sforzi per riqualificare quello che sta immediatamente intorno al complesso mediceo, anche se molto è stato fatto per quanto riguarda gli edifici pubblici.

Occorre un’opera di restauro ambientale esteso agli spazi esterni e anche alle facciate degli edifici privati di via Cancellieri o di via Lorenzo il Magnifico.
Da parte mia segnalo un edificio di epoca medicea, poco conosciuto e privato della propria individualità storica. Si tratta del “Podere dela Tinaia”, uno degli edifici agricoli che strutturavano la Fattoria del Poggio a Caiano, facendo da centro produttivo per una porzione del territorio, oltre ad avere una funzione specialistica dichiarata nel nome. Il podere della Tinaia, oltre ad organizzare le colture nella porzione di piana tra Poggio e Bonistallo, conteneva i locali per accogliere i tini per tutto il vino prodotto nell’intera fattoria granducale di qua d’Ombrone. Il podere del Granaio o podere del Paretaio, per esempio, avevano altre specializzazioni.
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L’edificio frazionato in varie proprietà ha perso memoria della propria origine, ma potrebbe contribuire, dopo un opportuno restauro, a rendere l’ambiente circostante la villa più omogeneo al valore storico del monumento, riconosciuto dall’Unesco patrimonio dell’Umanità.

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Sembra impossibile ricostruire integralmente l’originario aspetto, ricostruibile in un disegno del XVII secolo, e così lontano dal tipico aspetto di una casa colonica proprio per la sua funzione di cantina granducale con l’intero piano terra, leggermente interrato e caratterizzato da piccole finestrelle e destinato ad accogliere i grandi tini di legno o forse di muratura.
Tuttavia basterebbe unificare la tinteggiatura della facciata scegliendo un colore meno convenzionale del solito giallino che ormai appiattisce tutta la Toscana, riordinare le cornici delle aperture e opportunamente sottolineare il grande arco del sottopasso per cambiare la percezione dell’edificio e riscoprirne la monumentalità.

Trattandosi di un edificio privato, con quale strumento l’Amministrazione Comunale può intervenire?
Sicuramente è possibile con un apposito bando che conceda un contributo a chi intenda riqualificare la facciata del proprio edificio posto in una strada storica, rifacendo l’intonaco se necessario, tinteggiando con un colore concordato con l’amministrazione comunale e rimuovendo, dove possibile, interventi incongrui (persiane di alluminio, ringhiere troppo moderne, cornici troppo vistose ecc.).
Molti altri comuni, ben più grandi di Poggio a Caiano, hanno avuto buoni risultati investendo con continuità somme modeste ogni anno.

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