Eternit

Non vorrei dare l’impressione di sminuire l’allarme sulle tubazioni in Eternit degli acquedotti tra Pistoia e Firenze e anche oltre, ma non vorrei neppure che fossero dimenticati i pericoli forse maggiori dovuti all’amianto ancora presente in luoghi di lavoro e all’Eternit esposto all’aria.
Prato da questo punto di vista ha una maggior rischio di esposizione sia per avere avuto il record toscano  di coperture in Eternit  sia a causa di numerosissimi edifici industriali vetusti o abbandonati.
Nelle fabbriche tessili, prima del 1992 l’amianto veniva utilizzato in diversissimi componenti edilizi, attrezzature e addirittura anche nei prodotti stessi e i 90 casi pratesi di mesotelioma sono i danni più evidenti.

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Le fabbriche che hanno subito incendi nell’ultimo periodo e la cui copertura conteneva amianto

Ora a Prato (ma anche a Campi, Quarrata o Pistoia) abbiamo un patrimonio edilizio produttivo fatto anche da edifici da decenni senza manutenzione ma tuttavia affittati (quasi sempre a ditte gestite da cittadini cinesi) che spesso hanno amianto sia all’interno  sia nelle coperture; gli incendi ad alcune di queste fabbriche hanno fatto capire la gravità del pericolo. Le coperture in Eternit, infatti,  hanno un rischio assai basso e sono tollerabili solo finché risultano integre
Altrettanto rischiose risultano le fabbriche ormai inutilizzate da decenni e lasciate in abbandono in attesa di poter attuare grandiosi investimenti immobiliari che oggi sembrano inattuabili. In questo caso il pericolo maggiore forse proviene, più che dalle coperture, dall’interno dove l’amianto era utilizzato in funzione antincendio o per coibentare,  in forma spruzzata e quindi assai friabile.

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Fabbrica abbandonata da molti anni in via Casotti

Di fronte a questi rischi ambientale la pubblica amministrazione non può fare niente? Non è così.

  • Il Sindaco può fare (e alcuni sindaci hanno fatto) ordinanze per obbligare alla rimozione delle lastre di Eternit laddove la “condizione di danneggiamento della copertura e della sua considerevole superficie, fattori ai quali corrisponde, in misura proporzionale, un altrettanto elevato rischio di esposizione agli agenti atmosferici e di conseguente dispersione del materiale pernicioso per la salute” (TAR Piemonte, Sez. I, n. 480, del 20 marzo 2014).
  • Il Sindaco può attivarsi sia con modalità “persuasive e propositive”, sia con modalità”repressive e dissuasive” per evitare che le fabbriche abbandonate rimangano luoghi di degrado e per avviare piani di riqualificazione.
  • L’Arpat potrebbe concludere finalmente, come previsto da altisonanti Leggi e Piani Regionali, e rendere noto il  censimento di tutte le aree a rischio, sperando che sia “leggermente” più preciso di quello fatto quasi dieci anni fa (in tutta la provincia di Prato considerava solo 13 edifici) .
  • La Regione potrebbe prevedere l’obbligo per i proprietari di denunciare e valutare la presenza di amianto, anche a matrice non friabile negli edifici (la Lombardia l’ha già fatto).
  • L’ASL  può verificare la presenza di amianto e valutarne il rischio nell’ambito delle altre attività di accertamento e controllo di propria competenza.
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Mappatura del rischio amianto realizzata da Arpat 2006/2007

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