L’aeroporto costa (2)

Il nuovo aeroporto costa e dalle prime “prudenziali stime” di 75 milioni siamo passati a 280 milioni in una salita che non si è certo fermata.
Come abbiamo visto in questi mesi una parte del costo ricadrà sulle casse pubbliche e se ha ragione Erasmo D’Angelis, uno psicologo prestato alla gestione delle infrastrutture e alla lotta contro il dissesto idrogeologico,  «…, gli investimenti infrastrutturali di accessibilità o di sistemazione idrogeologica saranno a carico della finanza pubblica mentre gli altri investimenti sulla struttura aeroportuale sono a carico delle società».
Sono proprio gli investimenti necessari alle opere esterne alla pista che dovrebbero preoccupare in relazione ai costi complessivi, perché l’aeroporto andrà a insistere su un territorio già infrastrutturato, scatenando una valanga di incompatibilità da sanare che non è facilmente preventivabile.

Trascuriamo per il momento le interferenze con le aree di naturalità che sono sopravvissute miracolosamente nella piana come l’oasi di Focognano, l’area umida di Querciola o il lago di Peretola; lasciamo da parte anche gli aspetti relativi all’inquinamento al rumore e all’impossibile coesistenza con un Parco territoriale e approfondiamo per quanto possibile, solo il problema dei costi e delle interferenze con le infrastrutture e urbane che caratterizzano un’area totalmente immersa nella metropoli diffusa della piana.

Non si tratta solo delle infrastrutture viarie e delle sistemazioni idrauliche ma anche delle reti impiantistiche, del reperimento delle aree, della presenza di attività a rischio, del risarcimento di danni ai privati direttamente interessati e anche della miriade di vincoli e autorizzazioni a cui le opere di contorno all’aeroporto vanno incontro.

aeropQuello che sorprende è che nessuna istituzione abbia sentito il dovere di verificare questi problemi, prospettando comunque di poter aprire l’aeroporto nel 2017, annunciando di finanziare con 50 milioni un’opera senza progetto esecutivo e lanciandosi nel buio di un’operazione di cui non sappiamo i tempi necessari e il costo, anche se lo possiamo ipotizzare enorme.

L’impressione è che qualcuno a Firenze sia rimasto indietro di mezzo secolo, quando la piana era ancora solo agricola, libera da vincoli, reti e strutture: Oggi l’aeroporto si trova all’interno di un’area urbana che va da Prato a Firenze e la sua presenza sembra incompatibile con quanto si è già costruito e realizzato.

Qualcun altro invece è convinto di realizzare la pista, senza neanche sospendere i voli neppure un giorno, chiudersi nel recinto protetto dell’aeroporto e fregarsene di quello che succede fuori.

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