Lotta alla burocrazia

Inutile dirlo: uno dei peggiori mali di questa nazione è la burocrazia.
Ma che significa? Cosa si intende con questa parola ormai vuota, tanto si è consunta nell’eccessivo utilizzo che ne fanno benpensanti di destra e di sinistra, populisti vecchi e nuovi e politicanti di ogni sorta?

Nella vulgata contemporanea la burocrazia rappresenta genericamente il malfunzionamento della pubblica amministrazione, concetto tanto astratto da poter essere impunemente impugnato dal Primo Ministro, comandante in capo dell’amministrazione stessa.

Per chiarire meglio mi voglio rifare alle vicende dell’ultima alluvione genovese che ha visto gli amministratori (politici) accusare le lentezze della burocrazia per i ritardi nell’esecuzione delle opere idrauliche che avrebbero dovuto mettere in sicurezza la città. Tutta la stampa ha seguito i politici, con un’altra alluvione di parole che ha seppellito la città e la nazione sotto il consueto coro di accuse a questa ormai fantomatica burocrazia.

renzi (1)In particolare Renzi e Burlando hanno puntato l’indice sul Tar che, massima espressione di tale mostro burocratico, avrebbe bloccato i lavori a causa di un ricorso di una ditta perdente la gara d’appalto.
Approfondendo solo un poco si potrebbe osservare quanto segue:

  • la normativa sui lavori pubblici è cambiata  in continuazione negli ultimi venti anni con modifiche continue che si sono accavallate; l’attuale legge che regola gli appalti  pubblici  (D. Lgsl.  n. 163/2006)  solo nei primi nove mesi del 2014,  è stato modificato da 8 leggi; in totale le modifiche dal 2006 sono state 592, entrate in vigore in tempi diversi, spesso con travagliate conversioni di decreti legge;
  • tale normativa è formata da 257 articoli, 38 allegati e un regolamento di altri 338 articoli e altri 15 allegati e questo non esaurisce certo la complessa normativa fatta anche di altre leggi che “accompagnano” quella principale e di un profluvio di pronunciamenti giurisprudenziali e pareri;
  • un’opera pubblica ha almeno tre livelli di progettazione (e tre approvazioni politiche), sette o otto sistemi per aggiudicare l’appalto, quattro o cinque sistemi per scegliere l’offerta migliore, quattro diversi modi per condurre la contabilità lavori;
  • tale situazione crea incertezza negli operatori e nei “burocrati”, ma offre evidentemente un ampio margine d’intervento agli azzeccagarbugli; tutte le ditte edili di un certo rilievo hanno un avvocato che si occupa di trovare appigli per ricorsi, riserve e pretese varie;
  • il Tar deve evidentemente occuparsi, per legge, di tali ricorsi alla luce della normativa sopra richiamata e delle modifiche che si succedono durante il periodo “piuttosto” lungo dell’iter di realizzazione di un’opera pubblica;
  • il TAR della Liguria, nell’attesa della sentenza sul ricorso di una ditta che aveva perso l’appalto, ha respinto la sospensiva, quindi non ha fermato i lavori, contrariamente a quanto detto da Renzi, da Burlando e dai giornalisti; gli amministratori (politici) dovevano dare indicazione di continuare i lavori, ma si sono guardati bene da prendersi tale responsabilità.

Questo caso permette di vedere qualche sprazzo di verità nella nebbia burocratica:

  1.  le cattive leggi e le continue modifiche non sono “burocrazia” ma incapacità nel legiferare;
  2. le pessime decisioni e le indecisioni politiche non sono “burocrazia” ma incapacità politica;
  3. la scarsa funzionalità e tempestività dei procedimenti amministrativi non sono generalmente colpa degli esecutori (impiegati pubblici) ma delle leggi che li stabiliscono e li regolano;
  4. gli innumerevoli interventi dei tribunali amministrativi non sono “burocrazia” ma la conseguenza delle cattive norme fatte dal Parlamento e dal Governo;
  5. il male della “Burocrazia” deve dunque essere cercato a Roma, nel Governo e nelle diramazioni ministeriali.

Ecco dunque che si materializza il fumoso mostro burocratico, ha la testa di Renzi e come il Minotauro nell’Inferno dantesco, morde se stesso.

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