Le società della salute

  • Nel 2004  l’allora assessore alla sanità Enrico Rossi volle fortemente la formazione di n.33  Società della Salute, una per ogni realtà territoriale della Toscana. A cosa servano tali enti non risulta facile da capire. Nelle intenzioni avrebbero dovuto avere un ruolo di raccordo tra ASL e Enti locali,  gestendo i servizi sociali (di competenza comunale) e l’assistenza domiciliare (di competenza delle Aziende Sanitarie). Tuttavia nell’elencazione dei loro compiti troviamo la solita accozzaglia di altisonanti principi e finalità tipiche delle inutili sovrastrutture della politica tosco-emiliana:  “indirizzo e programmazione strategica” , “governo delle attività sociali e sanitarie” , “organizzazione e gestione delle attività socio-sanitarie ad alta integrazione”, “controllo, monitoraggio e valutazione in rapporto agli obiettivi programmati” e via così.
  • Nel 2010 le Società della Salute sono state bocciate dalla Corte Costituzionale per l’illegittimità della loro forma consortile, che mette insieme Comuni e Aziende Sanitarie locali.
  • Nel 2012 anche la Corte dei Conti ha posto forti dubbi sulla loro utilità a fronte di costi di gestione rilevanti. Evidentemente i giudici hanno voluto evidenziare come non si possono migliorare i servizi aumentando il peso economico delle strutture che debbono fornirli. A questo punto occorre dire che le Società della salute sono in fase sperimentale da ormai quasi un decennio, in attesa dell’approvazione di un fantomatico Piano Sanitario e Sociale Integrato, senza essere diventate di fatto operative e senza quasi mai erogare direttamente i sevizi per i quali sono state create e senza dare concrete risposte per il miglioramento dei  servizi socio-sanitari.
  • Nel 2013 un’emendamento approvato dal Consiglio regionale ha impegnato la Giunta a presentare “entro il marzo 2014 una nuova proposta di organizzazione degli enti del sistema sanitario regionale” al fine di “prevedere il superamento dell’attuale sistema incentrato sulle società delle salute”.
  • Ora a fine 2014 siamo ancora a discutere sulla nomina del direttore della Società della Salute pratese, un ente illegittimo, che non ha saputo imporsi come struttura operativa. Basta scorre le delibere che abbondano di inutili concessioni di patrocini e piccoli finanziamenti a  discutibili “progetti” di comunicazione sociale e niente altro.

logop

Dunque la Giunta Biffoni, oppure i sindaci della provincia, prenda l’iniziativa e chieda all’assemblea dei soci l’immediato scioglimento di quest’ente  farraginoso e pleonastico, la cui inutilità è stata certificata dalla Corte dei Conti e da un decennio di inutile sperimentazione. Così Prato contribuirebbe a fare chiarezza su uno dei tanti aspetti che rischiano di minare la sanità regionale, che oggi vive un momento di profonda difficoltà nel quale bisogna ridurre i costi inutili (piccoli o grandi che siano) per garantire l’accesso di tutti al servizio sanitario e difenderne i servizi essenziali.

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