Costruzioni e bilancio comunale

La storica  legge 10/1977  introdusse nella normativa urbanistica l’obbligo per chi volesse costruire di versare degli “oneri” monetari al Comune per coprire almeno in parte i costi che l’Amministrazione pubblica sostiene per urbanizzare un’area urbana dotandola di strade, marciapiedi, illuminazione, verde parcheggi pubblici scuole ecc. Si tratta di cifre abbastanza rilevanti che possono raggiungere in alcune città anche oltre il 10% del prezzo finale di un alloggio.

L’art. 12 legava quindi tali pro­venti delle con­ces­sioni a costruire  alle opere di urba­niz­za­zione, al risanamento dei cen­tri sto­rici e all’acquisizione delle aree da espro­priare.

Nel 2001 il governo Berlusconi consentì che i comuni potessero invece utilizzare tali oneri tra­vasandoli nelle spese ordi­na­rie e da allora tale possibilità è stata prorogata, almeno in parte, da governi di destra e di “sinistra” fino a tutto il 2014, allontanando il senso originario di tassazione di scopo.
Si tratta di cifre rilevanti che incidono profondamente sul bilancio di una città. Per esempio a Prato 10 milioni di euro nel 2010 ( solo 6 milioni nel 2013).

Questa norma aberrante che per un quindicennio ha sottratto  risorse agli investimenti e alla  gestione del territorio, avvelenando i bilanci comunali a cui dall’altra parte venivano tagliati i trasferimenti statali, è stata  rico­no­sciuta tra le prin­ci­pali cause dell’eccessiva edificazione e del consumo di suolo (500 chilometri quadrati trasformati ogni anno).

Del resto tra gli obiettivi da raggiungere  (su cui commisurare il proprio incentivo) di ogni dirigente all’edilizia di qualsiasi città d’Italia c’è quello di raccogliere la quota di oneri che l’amministrazione si è prefissa come entrata nel bilancio di previsione.

Cosa chiedere alle nostre amministrazioni comunali?

  • Di trovare il coraggio di liberarsi, seppure in momenti di estrema difficoltà, dalla schiavitù e dalla droga degli oneri di urbanizzazione, rinunciando al loro utilizzo per le spese correnti, anche in presenza di una ulteriore e probabile proroga da parte del governo che estenda questa possibilità agli anni futuri.
  • Di tener conto, nella destinazione degli oneri, dal comporto urbano da cui sono stati generati per poter qualificare e dotare di servizi, in via prioritaria, l’area in cui si è costruito.
  • Di utilizzare gli oneri per disincentivare il consumo di suolo e incoraggiare invece la rigenerazione urbana.
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