Non è un piano neutro

Premetto che capisco la volontà  della Giunta Biffoni e dell’assessore all’Urbanistica di rinunciare alla modifica del Piano Strutturale per concentrarsi su interventi immediati. La revisione del Piano avrebbe richiesto almeno due anni di tempo sottraendo risorse, anche economiche, ad interventi di programmazione più urgenti.

Non condivido invece che si veda il Piano Strutturale come piano “neutro” che non interferisce con l’attività futura di programmazione e pianificazione di dettaglio. Questa evidente sottovalutazione non è nuova: già nel 2012 era stato detto dall’opposizione che il  Piano strutturale adottato era un “non piano” uno strumento vuoto di obiettivi, idee e strategie e quindi tutto sommato un piano innocuo.

Ma il piano strutturale non è neutro né innocuo.
A renderlo un piano ricco di contenuti sono soprattutto le quantità:

  • crescita e conseguente edificazione per 46.659 abitanti
  • incremento di circa il 115%.delle superfici commerciali di media e grande distribuzione;
  • nuovi edifici produttivi per 481.380 mq;

Ricordiamoci che l’attuale amministrazione non deve ritenersi inamovibile, che il PS rimane in vigore per diverse tornate elettorali e che le quantità di cui sopra hanno un richiamo irresistibile per certi investitori e politici.
L’innocuo Piano strutturale ha poi strumentalmente ampliato la  delimitazione delle aree urbane includendo e definitivamente compromettendo anche aree inedificate per poter presentare con enfasi, sul restante territorio,  un indice basso (2,5%) di consumo di suolo.

consumodisuoloAnche la struttura complessiva che divide il territorio solo in Sistemi e sub-sistemi e non in Unità Territoriali  non è priva di conseguenze, visto che le verifiche delle previsioni di servizi saranno da svolgere non più a livello di quartiere ma di aree vaste senza identità ed omogeneità.

Pertanto, pur comprendendo le esigenze della Giunta e sperando nel buon esito delle iniziative che ha fatto intravedere l’assessore Barberis nei suoi interventi sulla stampa, mi sembra comunque indispensabile provvedere alle seguenti azioni minime:

  • Rinuncia del contenzioso con Provincia e Regione  per i 400 ettari di terreno ad esclusivo uso agricolo (nel PTC) che il Comune avrebbe trasformato a “prevalente utilizzo agricolo”, circa 280 ettari, oppure direttamente a utilizzo urbano, circa 110 ettari. Si tratta di porzioni di territorio tra Paperino e San Giorgio a Colonica, tra Le Fontanelle, Cascine di Tavola e il Macrolotto, intorno al casello di Prato ovest, tra Sant’Ippolito e la ferrovia. Tenuto conto del pronunciamento dell’apposita Commissione regionale, che il Comune non ha accettato, e del ricorso al Tar della Provincia sarebbe opportuno recedere e riclassificare senza ulteriore indugio tali aree.
  • Impostazione  di un  Regolamento Urbanistico che sia praticamente a zero consumo di suolo, che tuteli veramente le aree agricole, che regolamenti le attività vivaistiche, che verifichi gli standard urbanistici a livello di quartiere, che estenda quanto più possibile la necessità di pianificazione particolareggiata, valorizzando l’iniziativa pubblica.
  • Revisione del sistema premiale del nuovo PS che, in cambio di interventi di rigenerazione urbana con cessione di spazi pubblici, prevede nuovi volumi da edificare altrove generando un meccanismo che genera sprawl e consumo di suolo.

 

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