Riforme scolastiche

Le riforme scolastiche incombono e non posso fare a meno di puntualizzare uno degli aspetti in discussione.
Attualmente insegno in 9 classi e lavoro “solo 18 ore”. Quest’anno ho avuto 253 (duecentocinquantatre) studenti. Di questi 18 sono dislessici, 3 disabili, 25 stranieri con scarsissima conoscenza della lingua italiana, 10 potenziali bulli, 20  ragazzi con grandi capacità da potenziare, 5 portatori di malattie  che potrebbero necessitare di farmaci salvavita e tantissimi altri casi da considerare particolari per le causa più disparate, dalla situazione familiare, alla scarsa capacità di apprendimento, alle carenze affettive, all’ansia, alla carenza di autostima, al mancato rispetto delle regole. Chiaramente chiunque conosca anche superficialmente il mondo della scuola o rifletta sui numeri sopra riportati, capisce che la questione dell’orario è del tutto superficiale e fuorviante, perché questi 253 allievi vanno considerati dall’insegnante singolarmente, conosciuti nelle loro singolarità e caratteristiche, distinti negli obiettivi da perseguire a livello individuale, valutati in modo diverso uno dall’altro.

Sorvolo sul tempo necessario, fuori dall’aula, a preparare le lezioni, controllare i compiti, valutare periodicamente gli elaborati  e parlare con i genitori di 253 alunni.

Mi soffermo solo sull’orario d’insegnamento: se il mio orario passasse, per esempio, a 24 ore, gli studenti passerebbero a circa 330 (!). Naturalmente faccio presente e avverto il Ministro competente, il Governo, L’Ufficio Scolastico Regionale e tutti gli altri geni del Parlamento e del ministero che non solo avrò difficoltà a ricordarmi il nome di ciascuno dei 330 ragazzi, ma che non garantisco neppure di riconoscerli se li incontro in corridoio.

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