Un inceneritore modello

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Rimango sempre più sorpreso del silenzio che aleggia a Firenze e Prato sulla futura, ma ormai prossima approvazione e poi costruzione dell’inceneritore dell’Osmannoro.
I cittadini pratesi si mobilitano giustamente per l’ampliamento dell’aeroporto, ma sono poche le voci che si alzano contro l’inceneritore di Case Passerini e poche le persone che si preoccupano per l’inceneritore di Montale. A Firenze invece se ne fregano sia dell’aeroporto che dell’inceneritore. Questa tranquillità non mi sembra  giustificata.

Questo  della foto è l’inceneritore di Brescia, il più grande d’Europa che brucia 800mila tonnellate, e che è portato come esempio positivo in ogni discussione sull’opportunità di costruire un impianto simile nelle città d’Italia.
Oggi Brescia è la città al mondo con la più grave contaminazione da diossine (non solo per colpa dell’inceneritore)  ed è anche la città con livelli di PM10 e PM2,5 più alti d’Europa.

All’inizio per convincere Legambiente, si disse di bruciare 266.000 tonnellate di rifiuti perché il resto sarebbe andata alla raccolta differenziata: il cosiddetto “sistema integrato” abbracciato anche dalla Toscana. Subito dopo si passò a 500.000 tonnellate, importando una parte da fuori provincia, azzerando la raccolta differenziata e assimilando a rifiuti urbani alcuni tipi di rifiuti speciali.
In uno strano clima di pacificazione con l’ambientalismo “istituzionale” si costruì nel 2002 la terza linea passando a 800.000 tonnellate, producendo utili per 60 milioni di euro rubati agli incentivi alle energie rinnovabili, di cui un milione elargito generosamente al Comune. Inutile dire che questo sistema abbia prodotto 180.000 tonnellate di scorie l’anno (di cui 30.000 pericolose) da collocare in una grande discarica.
Per il resto, nonostante criticità irrisolte e interrogativi inquietanti, veniva costruito il mito del miglior inceneritore del mondo,  ad emissioni zero, che vinceva premi internazionali.

Nel 2007 si scoprì che nelle aziende agricole collocate vicine all’inceneritore il latte era contaminato dalle  diossine e che nell’aria di Brescia  diossine e PCB si trovavano in concentrazioni elevatissime. Nel 2009 risultò, da un controllo a campione, che le emissioni di diossine dall’inceneritore erano almeno 10 volte superiori a quelle normalmente rilevate. Si discusse di migliorare i sistemi di filtraggio (costo cento milioni di euro!).
Negli anni anche molti incidenti: cali di tensione dell’alimentazione elettrica che hanno causato parziale combustione a basse temperature con l’anomale emissione di nubi nere e tossiche.

E infine nel 2014: “Tumori, a Brescia è record italiano”.

La storia dell’inceneritore di Case Passerini è già tracciata nelle sue grandi linee.

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