IDV

Da iscritto all’IDV credo di dover tentare una riflessione sula fine di questo partito ormai completamente sparito, visto che nel giro di un paio di consultazioni elettorali  è passato da un ruolo importante (terzo partito)  e da consensi oltre l’8%  a percentuali decimali e con nessuna incidenza politica.

download (3)Al calo di consensi a livello nazionale e locale, si aggiunge ora l’ennesima difficoltà nella dirigenza cittadina con il commissariamento e la rimozione del segretario eletto, Aurelio Donzella a cui voglio manifestare la mia immutata stima, ma che è rimasto invischiato nelle ambiguità di un partito che a livello europeo si riconosce nell’ALDE (liberali), che alle ultime politiche si è presentato con la sinistra e che in questo turno elettorale si è appiattito sul PD.

Mentre niente ho da dire sulle vicende locali, voglio però esporre quello che mi sembra di aver capito sulla parabola discendente dell’IDV, che l’inchiesta di Report e gli scandali laziali non possono spiegare completamente.
Partirò dalle analisi dei flussi di voto che i vari studiosi di demoscopia hanno messo in campo  dopo  la sconfitta del 2013 , ma anche prima e dopo. Tutti concordano che la maggior parte degli elettori ha lasciato l’Italia dei Valori per il Movimento 5 stelle o per l’astensione, ovvero per i partiti della sinistra “estrema”. Per esempio a Torino nel 2013  il 20% dei voti del M5S  proveniva dall’Idv, ma la tendenza è simile in molte altre città. Sembrerebbe che, sempre a Torino, addirittura il 75% dell’intero elettorato dell’Idv nel 2008, si sia spostato negli anni al M5S. Facendo un’altro esempio, nell’Umbria  il 32% dei voti persi dall’IDV è andato, nel solo 2013, al M5S.

idvPer contro anche una notevole quantità di dirigenti, quadri locali ed eletti ha lasciato negli anni l’IDV, ma si è diretta verso altre formazioni politiche.  A livello nazionale Donadi, Paladini, Formisano, Pedica, Rinaldi e Evangelisti e tantissimi altri, quasi tutti diretti verso l’area moderata e governativa (Scelta Civica, Centro Democratico o simili, ma anche PD).
Ugualmente a livello regionale (per esempio Scaletti, Chincarini, Cresci) e a livello locale (Ardita, Tomasi, Petrella, Russo).

Dunque come poteva sopravvivere un partito in cui la testa andava da una parte e gli elettori dall’altra?
Io come semplice elettore andrò dunque dall’altra.

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