L’urbanistica di “sinistra” ?

In attesa (?) di un più preciso e impegnativo programma elettorale del candidato Biffoni leggo sul “Documento-schema finale del lavoro dei tavoli di partecipazione” le seguenti ” idee, proposte, suggestioni per il programma di Matteo Biffoni e del Partito Democratico”:

  • Stop al consumo di suolo
  • Si riqualificazione delle periferie
  • Si alla mobilità come elemento strettamente legato all’urbanistica
  • Qualità dell’urbanistica e delle trasformazioni, non un semplice rispetto degli standard ma una progettazione degli spazi pubblici che legge gli spazi in trasformazione
  •  Riqualificazione Macrolotto zero: si alla trasformazione del macrolotto zero che mira alla riqualificazione di un quartiere che non deve perdere la sua caratteristica di luogo dela residenza e della produzione. La riqualificazione del Macrolotto zero non deve essere attuate trasformando gli edifici produttivi in residenziale, ma ricercare la qualità, creare spazi pubblici, pensare alla produzione culturale

Sembrano buone idee che condivido e alcune delle quali ho avuto modo di esporre su questo blog. Tuttavia sono tutte cose da approfondire e qualche dubbio rimane sulla possibilità che la probabile nuova giunta Biffoni possa sottrarsi agli equivoci e agli errori passati.
La sinistra pratese (come in genere quella toscana) ha perso la sua identità quando si è trattato di ripensare alla città e all’urbanistica, quando, passato il periodo caotico della ricostruzione post bellica e della crescita quantitativa e spesso abusiva degli anni ’60 e ’70, occorreva rimettere al centro della crescita urbana gli interessi collettivi e gli spazi pubblici. pratooTre piani regolatori si sono succeduti negli ultimi quarant’anni, disegnati da onesti progettisti di sinistra, per giunte di sinistra. Eppure mai, in nessun intervento o trasformazione urbana, è stato tutelato il bene comune; mai è stata data priorità agli spazi pubblici e al loro disegno complessivo; mai è stato tutelato il territorio e la qualità ambientale. Per lunghi decenni la sinistra è rimasta legata ad una posizione culturalmente subalterna. A tale inferiorità hanno contribuito la posizione dominante dell’imprenditoria tessile e l’influenza determinante del ceto professionale tecnico che ha sempre avuto un ruolo di riguardo nelle istituzioni e nei partiti. Seppure l’inconfondibile retorica dell’urbanistica  abbia sempre fatto grande uso dei roboanti principi della “città dei cittadini” o della “città a misura d’uomo”, di fatto gli effetti di questa visione limitata sono stati l’enorme consumo di suolo, il disordine della struttura urbana, la dispersione urbanistica delle periferie, la pessima qualità dell’edificato, la scarsità di attrezzature e spazi pubblici, il carattere residuale e frammentario del verde pubblico, la mancanza di guida nella crescita urbana, la mancata attenzione al paesaggio urbano ed extraurbano e al patrimonio edilizio storico anche se non monumentale.
La causa principale di tutto questo è stata la ferrea convinzione di tutti gli amministratori di sinistra di questa Città, di questa Regione e di tutta questa Nazione che l’edilizia sia il volano principale dell’economia.  A questo si è aggiunto il ruolo venefico che hanno avuto gli “oneri di urbanizzazione” sui bilanci comunali, veri prestiti a strozzo da restituire decuplicati. Negli anni ’90 è poi emersa una tendenza che lascia ai privati tutte le scelte relative alla gestione del territorio rinunciando ad ogni iniziativa pubblica. A questo infatti conduce infatti l’urbanistica “contrattata” in cui il governo del territorio diventa scambio di concessioni con opere pubbliche per creare consenso. Questo prevalere dell’iniziativa privata trova un esempio insuperabile nella realizzazione del “Parco Prato” per il quale ha prevalso l’idea che l’Amministrazione Comunale predisponga un articolato e apparentemente “severo” piano regolatore, rimanendo poi a disposizione dell’importante investitore privato che richieda la più complessa delle varianti urbanistiche per realizzare quello che non era previsto. parco PratoDel resto la  Giunta Cenni si è mossa in perfetta continuità con le giunte di sinistra precedenti: non a caso ha condotto in porto un Piano Strutturale formulato, per gran parte, dalla precedente amministrazione. Tutto il piano è improntato all’urbanistica contrattata, visto che la maggior parte degli interventi prevedono, per il momento in modo generico, complessi meccanismi in cui i privati propongono interventi di trasformazione in cambio di cessione di aree e realizzazione di spazi pubblici, ma ricevendo in dono la possibilità di edificare aree agricole poste in tutt’altro luogo della città. Anche le vicende dell’Esselunga e quella, senza lieto fine, dello stadio sono caratterizzate dall’iniziativa privata che sceglie, propone, sponsorizza, richiede. Infine la Giunta Cenni ha pervicacemente scelto di compromettere ampie aree agricole, sfidando Provincia e Regione, in nome dello “sviluppo” come chiarito dall’onorevole Mazzoni. aree prevalentemente agricoleSaprà la prossima (probabile) giunta di sinistra sottrarsi a questa continuità dello “sviluppo”, al mito della sburocratizzazione, alla schiavitù degli oneri di urbanizzazione, alla sudditanza verso gli investitori, alla rinuncia dell’Amministrazione a esercitare le proprie prerogative politiche scegliendo priorità d’intervento, obiettivi di sviluppo, localizzazioni razionali e ragionevoli, parametri di qualità urbana inderogabili, senza lasciare scelte, iniziativa e tutti i vantaggi ai privati?
Salvatore Gioitta

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