Storia del Viadotto – 0

In attesa che il Comitato Riqualificazione Soccorso, impegnato in una dura lotta contro il ponte del viale Leonardo da Vinci, estenda la sua Storia del Viadotto, fatta iniziare nel 2011 (prima puntata) e portata avanti fino  al 2012 ( terza puntata), proponiamo una puntata zero, risalendo indietro di dieci anni fino al 2004.

Capitolo zero – “La radice delle cose”

Nel 2004 il PUM del Comune di Prato inserì il raddoppio della declassata tra le priorità 1 e il candidato sindaco Romagnoli ne promise la realizzazione in campagna elettorale.
Nel giugno del 2005  l’ing. Frasconi, dirigente del settore Infrastrutture fin dagli anni ’80, partecipò come relatore alla “Giornata di approfondimento: Qualità dell’aria, obiettivi e strategie di miglioramento. Gli interventi strutturali nella strategia complessiva di miglioramento della qualità dell’aria“.
In tale occasione presentò un confronto delle varie ipotesi relative al raddoppio della declassata in chiave di freno all’inquinamento dell’aria.
Documentò in modo puntuale il suo intervento con foto, grafici e tabelle:

Raddoppio declassata

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Tutti i dati presentati, peraltro alquanto generici, arbitrari e strumentali, risultano finalizzati a dimostrare  che le soluzioni in terrapieno e quella del viadotto su piloni erano preferibili alla soluzione interrata e a quella a raso.

pilotìQualche giorno dopo lo stesso ingegnere affermò che il progetto del viadotto sopraelevato era «più ecologico rispetto ad altri» ad una riunione nell’auditorium del museo Pecci, introduttiva alla formazione  del piano strategico.

Toccò all’assessore Stefano Ciuoffo smussare, spiegando che «nulla di ciò che si presenta è definitivo. Il percorso deve essere condiviso ed è suscettibile di ampie modifiche che verranno dalla discussione». Una posizione che ricorda quella di Cenni nei primi anni del suo mandato. Anzi nei mesi successivi l’amministrazione per bocca di Ciuoffo si dimostrò possibilista verso l’interramento pur lamentandone i grandi costi: «Lo spazio c’è. Il problema semmai sono i costi»

In quel periodo fu chiaro a tutti che il traffico sul viale Leonardo da Vinci aumentava costantemente per varie cause, compresa l’apertura dei Gigli e sarebbe ancora aumentato.

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Da quanto sopra si possono dedurre alcuni elementi:

  • La necessità del raddoppio nasce dall’aumento del traffico veicolare sull’arteria  stradale, causato anche da scelte strategiche sovracomunali come la realizzazione della cosiddetta Perfetti-Ricasoli che quando sarà completata costituirà una strada di scorrimento senza interruzioni tra  collegherà Firenze-Prato-Pistoia e anche il polo universitario, l’aeroporto, varie aree industriali, vari centri commerciali (Gigli, Esselunga, Centro Prato), vari caselli autostradali,  vari raccordi stradali e costituendo quindi una valida alternativa all’autostrada. 
  • Il progetto del viadotto sopraelevato esiste, sostanzialmente inalterato, da almeno un decennio. La più recente versione sembra differire dalla sezione presentata nel 2005 dall’ing. Frasconi solo per la presenza di un carter metallico che ricopre le travature.
  • I motivi per i quali è stato prescelto da data così lontana e sostenuto pervicacemente da così tanti anni non sono affatto chiari, anche perché gli argomenti utilizzati cambiano di continuo senza tuttavia convincere: ecologia, costi, fattibilità tecnica ecc.
  • Un elemento di continuità (e di scarsa chiarezza) nella discussione intorno al raddoppio è costituito dal ripetuto appello degli amministratori politici alla discussione “partecipativa”, ma che cosa intendano è ancora un mistero.
  • Un’altro elemento di continuità in questa storia è costituito dai dirigenti che nell’amministrazione comunale sopravvivono e governano a dispetto di qualsiasi cambio di amministrazione si voglia ipotizzare.
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