Urbanistica e elezioni

A Prato le elezioni amministrative si avvicinano e si comincia a parlare di programmi che, come sappiamo, spesso sono ardite costruzioni sintattiche prive di contenuti concreti oppure piene di promesse irrealizzabili.
Relativamente all’urbanistica, come ormai è consueto, sicuramente spunterà in tutti i programmi, compreso quello del Sindaco uscente di centrodestra,  il “contenimento del consumo di suolo”. Si tratta di concetto entrato nel politichese come mezzo linguistico per esorcizzare e non risolvere i problemi, per impadronirsi di idee che si fanno strada e castrarle deformandole ai propri fini, senza che questo comporti una qualche misura di contenimento del consumo di suolo effettivo.

pratooMisurare il consumo di suolo del territorio pratese non è facile ma basta dare un’occhiata a una foto satellitare per capire che ormai le  porzioni della piana agricola a Sud  e a Sud Ovest sono le ultime aree residuali di un territorio aperto che  non esiste più. Il consumo di suolo, che non dipende solo dall’edificazione, ma anche da urbanizzazioni di vario genere e dal degrado,  ha addirittura accellerato, in un decennio che pure ha visto solo limitati incrementi demografici.

Dobbiamo quindi chiedere  non un “contenimento” ma un totale azzeramento del consumo di suolo. Si può fare!
dobbiamo chiedere alle varie forze politiche che si presentino alle elezioni amministrative un punto programmatico chiaro verso un piano regolatore a crescita “zero” che punti sulla crescita qualitativa e non quantitativa della città.

Per evitare che il consumo del suolo possa compromettere anche le aree agricole residuali occorre revisionare subito gli strumenti urbanistici della città di Prato. In particolare occorre modificare il Piano Strutturale da poco approvato abbassando la previsione di aumento demografico di nuovi 46.000 nuovi abitanti, annullando l’ampia classificazione di “aree a prevalente funzione agricola” che apre la strada a uno “sviluppo” fatto d’interventi edilizi frammentati e dispersi, risolvendo in tal modo anche il contenzioso con la Provincia e la Regione relativamente al tema del “Parco della piana” e adottando un piano a “zero volume” e a zero consumo di suolo.

Annullare e impedire nuove costruzioni su suoli liberi, oltre a tutelare il territorio agricolo, sarebbe il motore di interventi che  riqualificherebbero l’intera città e avvierebbero processi virtuosi coinvolgendo tutti gli aspetti economici, come dimostrano gli esempi riusciti di altre città europee.

Il piano a “crescita zero” scelto da una città come Prato porterebbe la città al centro del dibattito culturale e dell’attenzione pubblica nazionale per motivi diversi dai problemi dell’immigrazione che sembrano essere diventati un marchio  di condanna.

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