Destra e razzismo

La destra pratese si è sempre distinta per l’attenzione posta sull’eccessiva presenza degli “stranieri” ed in particolar  modo della comunità cinese.
A volte a portare avanti perplessità e proteste sono persone che, benché essi stessi immigrati, esprimono con gran coerenza l’ ostilità pratese verso i cosiddetti extracomunitari.

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Scritta fotografata in via Borgioli

Questi benpensanti lamentano i disagi provocati agli italiani dai loro vicini stranieri, ma essi si tengono ben alla larga da quei luoghi squallidi,  in mezzo a degrado e bidoni traboccanti, dove le comunità straniere sono più numerose e gli unici stranieri che conoscono sono la colf filippina, il console cinese incontrato ai convegni e l’affittuario di qualche misero e decrepito appartamento senza  riscaldamento da cui riscuotono affitti sostanziosi.
Abitano in condomini di pregio e in quartieri tranquilli e si stupiscono che poveri immigrati possano vivere in poveri luoghi degradati, cercando di sopravvivere, lavorare e migliorare le proprie condizioni di vita, ma sanno benissimo che tali catapecchie sono state affittate ai cinesi da loro stessi o da  parenti e amici.
Negano che l’immigrazione crei  nuove opportunità ma essi stessi sono già da anni pronti a cogliere tali opportunità e anzi hanno già provveduto a fare affari, anche se accusano con acrimonia coloro che continuano a declamare che l’immigrazione è una “risorsa”.
Negano che i cinesi possano essere convinti, con gradualità, alla legalità e al rispetto delle regole, e infatti affittano loro sporchi capannoni inagibili ereditati dal nonno.
Sottolineano e enfatizzano  le reali tensioni, tra italiani e stranieri, che possono nasce in una realtà così complessa e in trasformazione, ma sanno benissimo che gli stranieri nel lavoro non sono in competizione con loro perché in effetti essi non fanno le loro stesse professioni ma sanno benissimo che operai, muratori o altri elettori lamentano che l’immigrazione abbia  contribuito ad  un peggioramento di salari e condizioni di lavoro e ad un aumento della disoccupazione.
Conoscono la competizione tra poveri per servizi come l’accesso alle case popolari o come la pressione crescente sui servizi sanitari e assistenziali, anche se questo non li tocca direttamente e fingono di interessarsi per chi ha visto la propria vita stravolta e i propri luoghi, in cui  sentirsi a casa, completamente cambiati nel giro di pochi anni.
Mandano i figli più grandi al Cicognini, dove hanno studiato anche loro, e sono molto esigenti su dove e con chi i loro ragazzi vanno a scuola. Mandano i bimbi alle materne private ma si lamentano lo stesso se i bambini stranieri  trovano posto alla materna statale perché superati in graduatoria da stranieri.
Hanno il presente o futuro assicurato da famiglie agiate, da occupazioni appaganti o da belle speranze ben riposte, ma incoraggiano  le parole d’ira pronunciate da chi ha perso il lavoro e impreca verso chi loro stessi additano come nemico.
Quando però accade qualcosa  che minaccia i loro affari, ecco che viene fuori la vera natura elettorale della loro xenofobia: “Gli affari sono affari. Cosa c’entrano gli affittuari con quello che succede dentro i capannoni?”

Questo spiega come questa classe dirigente della città non è stata in grado di governare le trasformazioni, ma solo di farle subire alle classi più deboli e di fare i propri interessi. L’immigrazione è un fenomeno epocale e inevitabile, ma non si possono nascondere o dimenticare i problemi, perché in caso contrario questi problemi diventeranno irrisolvibili e saranno alla radice del razzismo.

Vedi anche Sinistra e razzismo

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