Nutrie e lontre

DSCF0734
Le nutrie sono alla ribalta dell’informazione locale di Prato. I poveri animaletti sembrano entrati stabilmente nel dibattito politico e culturale di questa città e sono il soggetto di articoli di stampa, accorati appelli e preoccupate analisi. Alcuni ne lamentano gli ipotetici danni agli argine dei fiumi; altri li difendono come specie protetta. In realtà  tutti sanno che si tratta di un animale importato dal Sudamerica, sostanzialmente innocuo ma estraneo alla fauna locale.
D’altra parte l’originaria fauna naturale della piana è in gran parte scomparsa da tempo. Abbiamo notizia, grazie alle Relazioni d’alcuni viaggi fatti in diverse parti della Toscana di Targioni Tozzetti, della presenza nella piana di gru, pellicani, beccacce, strillozzi e fenicotteri. Abbondanti anche lepri, tordi, beccafichi, trote, gamberi, cigni, granchi e anatre di ogni specie. Interessante la testimonianza che ci viene da una lettera dello scienziato Francesco Redi che riferisce di un ritrovamento alle Cascine:

Adì 2 maggio 1669 al Poggio a Caiano.
Lontra.
Nell’argine di un fosso fu trovato un nido; erano covate di lontre. Il nido era dentro a una buca simile a quelle che fan le volpe. Vi eran dentro quattro piccole lontre, una delle quali era femmina, le altre tre erano maschi. Facevano un miagolio, o mugolavano come fanno i gattini. Erano tutta quattro con gli occhi serrati come nascono i canini, e le palpebre erano l’una altra così attaccate che con difficultà si potevano staccare. Nessuna di queste lontre aveva denti. Avevano però l’unghie in tutti i diti de’ piedi. Ne’ piedi anteriori avevano cinque dita per piede. Ne’ piedi posteriori cinque dita aveano per piede. Tutte quattro queste lontre, siccome aveano gli occhi chiusi, così aveano ancora chiuse l’orecchie.
Francesco Redi.

lontraMa le lontre, abituate solo ad acque pulite, sono scomparse da secoli dalla piana e così le gru, i pellicani, le trote e praticamente anche l’istrice, il tasso, la donnola, la faina. E così, per fare gli ambientalisti, al posto delle lontre scomparse, siamo costretti difendere questi enormi toponi provenienti dalle pampas, e tra non molto rivaluteremo anche i gabbiani attirati dalle discariche di rifiuti e i gamberi della Lousiana e le tartarughe azzannatrici che infestano tutti gli specchi d’acqua rimasti.
Altrimenti, per rifare il verso ai daini neri e agli altri animali esotici di Lorenzo il Magnifico e di Francesco I, rinchiuderemo qualche povero cervo dei Balcani in un recinto delle Cascine.
Riempiremo inoltre di acqua inquinata i canali della tenuta granducale, creando il perfetto habitat per la nutria e per le altre specie alloctone e questo dà la misura della povertà del nostro tempo.

Annunci