Renzi e il PD toscano

Matteo_Renzi_2Le analisi di chi riconosce grandi tracce di berlusconismo nella personalità dell’attuale Primo Ministro, segretario del PD e  Uomo della Provvidenza, non sembrano convincenti.

Manca un attento ripensamento che metta in relazione il concetto chiave del politico Renzi e il suo sostrato politico e culturale regionale. Infatti la parola d’ordine del giovane politico è la stessa fatta propria da politici e dei sindaci toscani per alcuni decenni: “FARE”.

Non importa cosa purché si facesse. Non importa come, purché si facesse, e in fretta;  a questa logica sono sottostati anche i sindaci migliori.
Parliamo certamente, ma non solo, di opere pubbliche.
Mai è stato consentito di approfondire un progetto, di indire un concorso di progettazione, di valutare la priorità degli interventi; l’imperativo è sempre stato: “Fare” e ha coinvolto anche gli apparati tecnici degli enti locali.
“Fare” voleva dire approvare presto e bene gli interventi urbanistici dei privati provvedendo a variare opportunamente i piani regolatori.
“Fare” voleva dire realizzare opere con il project financing lasciando fare ai privati che sanno come fare.
“Fare” significava poter avere delle realizzazioni da presentare all’incasso del consenso. Qualsiasi cosa andava bene: inutili palazzetti dello sport; parcheggi a ridosso di mura medievali, in attesa di turisti mai arrivati;  centri visite senza visite; incubatori di sogni, piccoli musei presuntuosi; e poi mediateche,  inutili piste ciclabili, parcheggi interrati e vuoti, piazze assolate, piccole e grandi opere.
“Fare” significava anche far finta di fare e di aver fatto, soprattutto quando le risorse hanno cominciato a diminuire.
“Fare” come illusione di movimento, come modo di operare indipendente dai problemi reali e anzi finalizzato, più o meno consapevolmente, a nasconderli.

Il sindaco di Firenze Domenici, archetipo di Renzi, senza però la simpatica verve dei rignanese, arrivò a fare un bando pubblico per chiedere ad imprese private quali opere pubbliche volessero realizzare in project financing che poi ci avrebbe pensato lui ad approvarle.
Nel frattempo le scuole sono rimaste quelle degli anni ’70,  non si sono più realizzate case popolari, i servizi sono peggiorati ovunque, il trasporto pubblico si è ridotto ai minimi termini  e non si sono curate le opere pubbliche e gli spazi pubblici esistenti.

I sindaci toscani del “Fare” sono dunque i veri antenati del profeta del “Fare” (ma anche del meno dotato Governatore del “Fare”) .

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