I problemi dell’ospedale

ospedale

Una parte della pianta dell’ospedale con le stanze a due posti per le degenze e gli altri spazi.

Quello che stupisce delle innumerevoli polemiche sul nuovo ospedale di Prato è l’affastellarsi degli argomenti più disparati. Leggo pretesti strumentali e legittime preoccupazioni; riflessioni sul passato e perplessità sul futuro; tutto mescolato fino a non potersi più distinguere. Mi hanno particolarmente colpito i seguenti argomenti:

  • il carattere del nuovo sistema a “intensità di cura” a cui si indirizza la sanità regionale che non risulta compreso e condiviso dalla cittadinanza, soprattutto per la mancanza, a causa della carenza di risorse, di molte strutture e servizi che dovrebbero accompagnare i nuovi ospedali (assistenza domiciliare, strutture riabilitative, strutture  per malati cronici ecc.);
  • le perplessità relative al sistema di realizzazione del project financing che tanti danni ha fatto in Toscana e che effettivamente, viste le cifre già spese, non sembra giustificato da esigenze finanziarie, ma dall’incapacità delle amministrazioni pubbliche di gestire in proprio le fasi progettuali e di costruzione di un’opera complessa, anche a causa di normative sbagliate;
  • i dubbi sulla scelta dell’area che scopriamo essere a rischio idraulico (anche se non risulta tale sulle cartografie) e che risulta particolarmente rilevante visto che l’ospedale ha un’intero piano interrato;
  • il  sospetto che la costruzione del nuovo ospedale, ritenuto sottodimensionato, sia finalizzata al taglio dei costi e dei servizi a favore della sanità privata;
  • i ritardi e le insufficienze nelle infrastrutture di contorno dell’ospedale ed in particolare nella viabilità stradale, ciclabile e pedonale;
  • i pareri assolutamente divergenti  sugli aspetti costruttivi dell’edificio e  sulla qualità degli spazi interni, delle camere di degenza, delle aree di lavoro e di relazione;
  • la complessità degli impianti del nuovo ospedale che sembrano creare problemi ben superiori al previsto;
  • la scarsa trasparenza dei rapporti tra Concessionario e ASL in merito a obbligazioni e costi di gestione che ha causato la sorpresa del parcheggio a pagamento e che, in mancanza di sufficienti dati,  fanno ipotizzare costi astronomici, visto che la manutenzione degli impianti, per esempio, sembrerebbe essere costata 1 milione di euro per un trimestre;
  • la scarsa obiettività, al limite del procurato allarme, da parte di ampi settori politici che anche su dati pretestuosi osteggiano il nuovo ospedale  rifiutandosi di prendere atto della sua esistenza e della necessità di farlo funzionare;
  • la costante diffidenza tra amministrazioni pubbliche di diverso colore che rende più difficile perseguire il pubblico interesse e trovare soluzioni condivise;
  • l’incerto destino dell’area del vecchio ospedale, conteso tra la necessità di recuperare risorse economiche dell’ASL e la volontà della cittadinanza di conservarne il carattere pubblico;
  • le difficoltà di buona parte dei medici e degli infermieri, che stenta ad adattarsi alle novità di un nuovo ospedale e di una nuova organizzazione con riduzione di personale;

Di fronte a tale groviglio incomprensibile volevo scrivere della necessità di distinguere , di valutare e discutere separatamente tali aspetti, ma approfondendo mi sono accorto che tutti gli aspetti sono effettivamente pericolosamente correlati  come tessere di un puzzle  senza soluzione che peserà sulla città, sui medici, sui pazienti per molti anni.

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