Argini, fiumi e frane

Il cedimento dell’argine sinistro del Bisenzio al Cavalciotto ha causato gravi preoccupazioni nei cittadini sullo stato delle opere di difesa idraulica e gravi danni che, temo, non si potranno riparare completamente prima dell’estate.

franaLe discussioni di questi giorni giustamente cercano di trovare le cause, sia quelle generali delle ormai ricorrenti e diffuse situazioni di grave rischio e di danneggiamenti, sia quelle specifiche del preoccupante episodio della frana alla pescaia del Cavalciotto a Santa Lucia.
Oltre alle complessive questioni dell’eccessiva impermeabilizzazione dei suoli e di “cementificazione” degli argini,  si parla del mancato (o dell’eccessivo) taglio della vegetazione riparia, dei danni causate dalle nutrie, della mancata pulizia dell’alveo (dragaggio), del necessario ripristino degli antichi percorsi delle gore (che però sono in gran parte intubate).
Tutti elementi su cui occorrerebbe discutere e ascoltare l’opinione dei tecnici specialisti che spesso tuttavia hanno idee contrastanti.

Relativamente alla frana di Santa Lucia, mi ha colpito in particolare un commento che sembra addossare la colpa a una piccola turbina idroelettrica, ancora da costruire, sull’altra sponda.
Interessante anche, per altri motivi, l’accusa del Comitato Cavalciotto al Comune, di non aver aperto le saracinesche del Gorone usandolo come scolmatore.  Servirebbero approfondimenti per comprendere l’accavallamento di competenze sulla gestione nell’emergenza di tali opere idrauliche, osservando tuttavia che l’acqua deviata sarebbe finita verso le fognature cittadine.

cavalciotto

Tuttavia nel caso specifico mi sembrerebbe strano che la causa specifica e localizzata della frana  non sia da mettere in relazione allo stato di conservazione del muraglione che costituisce l’argine in quel punto del fiume. La foto sopra riportata, realizzata in un periodo di secca, sembra mostrare (pur con i limiti di un’immagine a scarsissima definizione), segni di scarsa connessione  e di erosione della muratura in grandi blocchi nel tratto in curva, ai piedi del salto del Cavalciotto.

Si può quindi ragionevolmente pensare che l’argine fosse in cattive condizioni e sia franato sotto l’azione dell’ennesima piena e della spinta del terreno inzuppato d’acqua?  Si tratta di un’ipotesi da verificare e che tuttavia sollecita altre preoccupate domande a cui non trovo risposte:
– esiste un programma di controllo degli argini nel periodo estivo per controllare il loro stato?
– chi ha la competenza su tali (eventuali) controlli preventivi?
Interessante sarebbe pure sapere quale ente realizzò il muraglione e con quali caratteristiche.

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