Si può fare di un museo d’arte contemporanea un centro d’attrazione internazionale?

Si può fare !  È stato fatto !

Una cittadina piccola come Rovereto  ospita dal 2002 il MART il Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto che è diventato un instancabile motore di mostre e iniziative che interpretano in senso lato l’arte contemporanea con uno spiccato interesse per l’arte ed il design italiano del XX secolo, instaurando collaborazioni con il territorio regionale e con altre città e attirando visitatori da tutta Europa. Attualmente sono contemporaneamente attive cinque mostre, tra cui una su Antonello da Messina.

centropecci-foto-324Una città in crisi industriale come Bilbao è riuscita ad attuare un complesso intervento di rinnovamento urbano incentrato sul museo-scultura Guggenheim che si è imposto nell’immaginario collettivo, con forza dirompente, come luogo di attrazione turistica che ha contribuito in modo fondamentale a cambiare l’economia cittadina.
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Inutile ricordare altri esempi come il Tate Modern nell’ex centrale elettrica di Southwark (5.000.000 di visitatori nel primo anno), il MACBA di Barcellona(1.000.000 di visitatori l’anno)  e il  museo Folkwang (800.000 visitatori l’anno), nella città di Essen che si è trasformata da centro siderurgico a centro culturale.
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Complicato avventurarsi su motivi che hanno impedito al Prato di fare altrettanto con il proprio Museo d’Arte Moderna.

Sarà stato per la scarsa qualità del progetto, o meglio per la sua incapacità di distinguersi da un contesto di oggettiva bruttezza?
Sarà stato per l’incapacità di attivare un marketing efficace a partire dal nome, assai provinciale, di “Museo Pecci”?
Sarà stata la scarsa integrazione con il territorio e con le altre istituzioni culturali e in genere la scarsa vivacità della vita culturale pratese?
Sarà stato l’insufficiente management o gli insufficienti fondi?
Sarà stata la provinciale resistenza della città a qualsiasi contatto con Firenze?

Ora è il momento di voltare pagina e di trasformare il museo in uno dei simboli della trasformazione della città.

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Ora il nuovo museo, ampliato e trasformato da un progetto di ottimo livello internazionale, ha una nuova chance per diventare contemporaneamente un efficente centro di produzione di iniziative culturali a raggio territoriale, un’icona della città e un elemento di marketing urbano che intercetti flussi turistici oggi irraggiungibili.
Saprà cogliere tale opportunità la città che sembra persa dietro i rimpianti sui bei tempi andati?

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