Amianto

Sulla stampa nei giorni scorsi sono apparsi articoli di allarme per le numerose coperture in eternit che ancora sono presenti nel territorio pratese, soprattutto su edifici produttivi in disuso. La presenza di materiali contenti amianto è sicuramente maggiore di quanto visibile dall’esterno, come dimostra l’incendio d’inizio Agosto di alcuni capannoni in via del Ferro in cui le foto aeree precedenti all’incendio non mostrano chiaramente la presenza di amianto, che invece è stata poi confermata dalle risultanze delle analisi. Bisogna inoltre considerare che a Prato l’amianto non è stato utilizzato solo per le lastre di copertura, ma anche come materiale floccato (spruzzato) su pareti e soffitti con funzione anticondensa e fonoassorbente, su condotte e serbatoi con funzione coibentante e sulle capriate della copertura con funzione antincendio.
Occorrerebbe dunque avviare un’indagine che permetta una mappatura e l’avvio di azioni di controllo e di sollecitazione ad intervenire presso le proprietà, soprattutto in caso di edifici industriali degradati.

-via-del-ferro

 


Tuttavia occorre ricordare che la principale causa dei numerosi casi di mesotelioma, un particolare cancro ai polmoni causato dalle particelle di amianto disperse nell’aria che possono penetrare in profondità nei polmoni, non è la presenza dei tetti in eternit, dove l’amianto, normalmente, è in forma compatta.
Da oltre un quarto di secolo a Prato insorgono, in media, 4 nuovi casi di mesotelioma l’anno sollevando occasionali allarmi ben presto sopiti, che ritornano sempre nuovi ma effimeri sulla “stampa”e sui commenti dei “politici” locali. Tali allarmi hanno sempre sollecitando interrogativi, essendo Prato una città apparentemente senza attività legate all’amianto come materia prima.

Benché passate inosservate in città, sono state svolte indagini scientifiche per stabilire le cause di una così alta incidenza della malattia, appurando che l’esposizione è legata in gran parte alle attività dell’industria tessile, seppure relative agli scorsi decenni, visto che l’insorgenza del male avviene da 20 a 40 anni dopo l’esposizione. Già nel 1987 era stato appurato un eccesso di rischio nei lavoratori dell’industria tessile dell’allora provincia di Firenze[1] . Uno successivo studio scientifico del 1993, ignorato a Prato e pubblicato in Scandinavia, individuava le mansioni più esposte alla malattia nei cernitori di stracci e nei tessitori[2] . A dimostrazione di questo consideriamo che dal 1987 al 2007 sono stati diagnosticati 79 mesoteliomi a pratesi e 46 di loro erano cernitori di stracci, mentre 19 lavoratori tessili di altri settori. La scarsa conoscenza del fenomeno ha causato anche una mancanza di richiesta di agevolazioni e risarcimenti da parte dei lavoratori e dei familiari verso l’INAIL.

magazzino cenciaioli pratoLe cause di questa esposizione cancerogena sono state indagate, individuando diverse possibili cause: il riuso di borse in juta e polipropilene, che erano servite negli USA a trasportare amianto, per contenere gli stracci durante la cernita[3] ; il trattamento dei materiali tessili con olii minerali prima della tessitura o come lubrificanti dei telai; il rilascio di fibre di amianto dai “freni” dei telai e di altre macchine in fase di rallentamento; la lacerazione di indumenti militari e altri materiali.[4]
Qualcuno dirà che si tratta di cose passate, degli anni ’60 e ’70, ma questo non mi pare che possa cancellare la circostanza che i lavoratori, allora giovani e ora appena approdati ad una serena pensione, continuino ad ammalarsi e che il picco sia atteso per i prossimi anni.

Infine vorrei manifestare la mia sorpresa per la causa meno conosciuta dell’esposizione all’amianto e cioè l’abitudine pratese degli anni ‘70 di realizzare fibre miste, lana rigenerata + amianto (8%), non per motivi tecnologici, ma per evitare i pesanti dazi americani sui tessuti di sola fibra di lana.
Non riesco a spiegarlo, ma in epoca di globalizzazione, questa insolita circostanza mi suggerisce solo amare riflessioni sul mito del passato che sembra attanagliare questa città e sulle paure del presente che intristiscono la nostra vita.

[1] Paci E, Dini S. Buiatti E, Seniori Costantini A, Lenzi S, Zappa M., Malignant mesothelioma in non-asbestostextile workers in Florence, in “ Am J Ind Med”  1987, 11, pp.  249-254
[2] M. Zappa, E. Paci, A. Seniori Costantini e D.Kriebel, Il cancro al polmone tra i lavoratori tessili di Prato,  in “Scandinavian Journal of Work, Environment & Health”, vol. 19, No. 1 (febbraio 1993), pp 16-20
[3] Inail, Registro Nazionale dei Mesoteliomi (ReNaM), IV Rapporto,2012
[4] E. Pacil, M. Zappal, L. Paoletti, E. Buiattil, E. Chellinil, E. Merler’ & A. Seniori Costantinil, Further evidence of an excess of risk of pleural malignant mesothelioma in textile workers in Prato (Italy), in “Br. J. Cancer”, 1991) 64, pp. 377-378

Salvo Gioitta

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