Forconi e lotta sociale

forconiL’arrivo dei “Forconi” ci rende evidente come sia in corso in Italia una lotta sociale, una contesa tra categorie di cittadini che solo superficialmente può essere ricondotta alla lotta di classe tra ricchi e poveri. Il motivo di questo scontro è la determinazione del carico di sacrifici che ogni categoria di lavoratori deve e dovrà sopportare per permettere allo stato di rientrare dalla grave crisi.
All’annuncio di nuove misure ogni gruppo sociale reagisce in modo più o meno veemente con rimostranze di vario genere. Alcune categorie si distinguono per la decisione delle proteste come i tassisti e i camionisti le cui proteste hanno, in passato, sfiorato la violenza e l’illegalità e come i “forconi”, padroncini dell’autotrasporto, piccoli lavoratori autonomi arrabbiati con un fisco che fin’ora li aveva graziati, o piccoli privilegiati dello stato sociale nel Sud, ora con la paura della povertà.
Questa lotta indiretta porterà come unica conclusione che il peso delle misure di crisi sarà portato da ciascuno di noi in misura diversa a seconda dell’appartenenza professionale, non solo a causa di situazioni e privilegi pregressi, ma anche dalla capacità di reazione collettiva e della capacità di trovare referenti politici, fossero pure e indifferentemente, Berlusconi, Grillo, CasaPound o Lega.
In realtà tale quadro di riferimento non riguarda solo i mesi che viviamo, ma si è potuto osservare già con il governo Belusconi, quando furono bloccati gli scatti di anzianità dei pubblici dipendenti e il rinnovo dei loro contratti, senza che la categoria accennasse (né allora, né negli anni seguenti) ad una qualche reazione e durante il governo Monti quando una pesantissima riforma delle pensioni costò, a detta dello stesso ex-premier, solo “tre ore di sciopero”. Al contrario le misure che riguardavano farmacisti, avvocati, banche, assicurazioni, tassisti e distributori di benzina hanno generato proteste finite subito sulle prime pagine dei giornali, mobilitando anche parlamentari a difesa di tali categorie che infatti non hanno subito conseguenze. Allo stesso modo il controllo della Finanza dei commercianti di Cortina vide un interminabile profluvio di altisonanti pareri censori.

Dunque cosa ci riserva il futuro? Forse una continua guerriglia in cui ogni categoria difenderà diritti o privilegi con ogni mezzo, a scapito di quei gruppi che per vari motivi reagiranno in ritardo, come ad esempio gli insegnanti che il lungo allenamento a risolvere i problemi e non a porli, rende disadatti a mettere in atto proteste efficaci.

Salvatore Gioitta

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