Responsabilità

Una nera spirale si alza dalla fabbrica bruciata di via Toscana, fatta non più di fumo acre, ma di parole irritanti, accuse reciproche, cupe rivendicazioni, arresti, dense premonizioni,  appena dissimulate soddisfazioni.
Generato dalle dichiarazioni di Cenni e Milone, un vortice di accuse reciproche si è allargato con le sue esalazioni a forze  politiche, istituzioni, sindacati, personalità varie e casalinghe, coinvolgendo anche il candidato del Movimento 5 Stelle che si è avventurato in un’elegia in versi liberi ma risonanti come cornamuse, ricorrendo all’anafora, all’ellissi,  a Jannacci e ai punti esclamativi.
Rapidamente il turbine è arrivato sulla televisione nazionale dove Milone  ha rivendicato la primogenitura dell’allarme intransingente e in parlamento dove i locali parlamentari hanno invocato aiuti dall’Alto.
Tra le espressioni più imbarazzanti i lamentosi e ormai logori luoghi comuni di Edoardo Nesi (definito “patetico” in un’illuminante intervista di Marco Revelli), l’incredibile affermazione del “conoscitore” Giancarlo Maffei, ex assessore provinciale, secondo il quale a Prato non ci sarebbero alloggi a sufficienza e non si costruirebbero alloggi a sufficienza e infine la “realistica”  proposta del presidente Rossi di una concessione di cittadinanza “extra legem” e miracolistica.

incendio fabbrica prato N01

Aizzato dall’improntitudine dei tifosi della giunta Cenni, mi unirò dunque anch’io a questo frastuono che forse è l’unico sistema per rendere la complessità del fenomeno, irriducibile al superficiale ritratto che ne propongono Cenni, e soprattutto Milone,  che addossano la responsabilità della strage di via Toscana alla sinistra buonista che avrebbe osato criticare (e quindi indebolire?) il loro operato e i controlli interforze da loro organizzati.  Mi ricordano il miglior Berlusconi: quello che, al potere da anni con larga maggioranza, accusava l’opposizione di non farlo governare. Cenni e Milone amministrano questa città da quasi cinque anni e non possono sottrarsi alla responsabilità di un’autocritica o almeno di una valutazione dell’efficacia delle scelte fatte in merito ai controlli.

Le operazioni interforze che coinvolgono Vigili del fuoco, Asl, Ispettorato del Lavoro, Guadia di Finanza, Vigili Urbani e Polizia, così tanto apprezzate dalla stampa cittadina, riescono ad effettuare controlli esaustivi, accertando ogni sorta di illegalità a partire dai macchinari fino alla presenza di clandestini, prontamente dotati di documenti d’espulsione. Sembrerebbe quindi un’impostanzione esente da qualsiasi critica. Tuttavia occorre riflettere sul fatto che la complessità di tali operazioni incide sul numero possibile di controlli che possono essere svolti. Inoltre non possiamo negare che l’impresa controllata ha comunque la possibilità di sottrarsi alla maggior parte delle conseguenze, semplicemente scomparendo, visto che probabilmente i titolari sono prestanome irreperibili.
Forse sarebbe quindi il caso di ripensare  questo sistema di verifiche interforze, lasciando un nucleo di coordinamento, ma facendo in modo che ogni ente abbia il  modo di effettuare controlli autonomamente, facendo così aumentare il numero di ditte controllate, da 100 l’anno a 1000. Si tratterebbe di verifiche meno pervasive e spettacolari, ma tuttavia ugualmente dotate di efficacia anche deterrente. Forse vedremmo di nuovo la Guardia di Finanza lungo l’asse delle Industrie a controllare il transito di merci, come non si vede da anni. L’Asl e l’Ispettorato del Lavoro, pur nell’ambito delle loro singole competenze, sono in grado autonomamente di individuare numerose criticità, se non tutte quelle presenti nelle attività da controllare.
Per quel che riguarda il Comune, due vigili urbani potrebbero controllare, da soli, almeno un’azienda al giorno e sarebbero in grado di mettere in luce molte problematiche anche senza l’aiuto degli altri organi di controllo. Dalla loro sola azione, e da quella dei loro colleghi, potrebbero derivare due  provvedimenti amministrativi molto incisivi perché coinvolgenti direttamente la proprietà dell’immobile: l’ordinanza di inagibilità e la segnalazione alla procura dell’abuso edilizio. Tali controlli, forse meno definitivi e spettacolari di quelli miloniani, sarebbero più numerosi e forse più efficaci.

 

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