Mi piace il Movimento 5 stelle, però… (2)

Mi piace il M5S  e mi trovo a difenderlo con parenti e amici.
Sono disposto a riconoscerne i meriti (ma anche i difetti). Mi considero un simpatizzante.

A livello locale ho dovuto prendere atto, con mia delusione, sia della dannosa divisione tra due gruppi, di cui uno maggioritario, sia  della ritrosia ad affrontare complessivamente tutte  le questioni concrete della città, prendendo posizione, avanzando proposte, ampliando lo sguardo su tutti gli aspetti dell’amministrazione, facendo conoscere la propria opinione agli elettori relativamente ai maggiori problemi della città e dell’area metropolitana, motivando le critiche, entrando nel merito di tutte le questioni e non solo di alcune.
Per esempio non si conoscono, almeno a livello di opinione pubblica, dichiarazioni del portavoce unico circa l’accordo segreto Comune-Estra e neppure sulla contesa Comune-Provincia relativa alle aree da tutelare come agricole, le discutibili nomine di Cenni ai vertici delle partecipate, l’approvazione del nuovo Piano Strutturale, la politica di proclami di Milone,  il piano per la vendita di immobili comunali e tanto altro ancora.

In tal modo il lavoro, che immagino svolto con sacrificio dagli attivisti, rischia di passare inosservato, visto che non è arrivato efficacemente all’opinione pubblica e neppure a chi segue sulla rete come me.

Ora, avvicinandosi alle elezioni amministrative il M5S sembra risvegliarsi e estende, secondo me tardivamente, il suo raggio di attenzione, uscendo da un periodo, lungo quattro anni, oggettivamente autoreferenziale e di chiusura verso l’esterno.
Certo ora occorrerebbe cercare di allargare il dibattito politico e culturale anche fuori dai ristretti gruppi MS5; terminare le interminabili liti intestine; confrontarsi apertamente su temi programmatici; articolare una attenta e puntuale sorveglianza degli ultimi pericolosi mesi dell’attuale amministrazione.

Invece il M5S di Prato ed in particolare il gruppo 134 (maggioritario) sembra andare in altra direzione:

  • nessuno lavora per ricomporre una frattura  che peserà non solo sul voto ma anche sulla generale credibilità del movimento;
  • la discussione avviene esclusivamente nelle sedi del movimento, pochissimo in rete e niente all’esterno;
  • i temi scelti sembrano occasionali e strumentali, poco incisivi rispetto alla necessità di avviare una riflessione di programma sulla città e la sua dannata crisi;
  • la scelta del candidato sindaco è caduta sulla persona che maggiormente può dividere e non unire e che comunque, sia pure a titolo personale, ha commesso l’imperdonabile leggerezza di pronunciarsi a favore di Cenni nella precedente elezione;
  • Barosco, che avrebbe dovuto farsi da parte a questo turno,  nel suo ruolo di eterno candidato e di eterno portavoce fa sembrare, a torto o a regione, poco collegiale e poco democratica la gestione del movimento.

Può darsi che alle prossime elezioni il M5S di Prato colga un ottimo risultato, ma forse sarà dovuto all’onda di consenso del movimento a livello nazionale e non dalla scarsa prova che sta dando a livello cittadino.

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