Area ex-ospedale

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Vista aerea prima della costruzione degli edifici dell’ospedale “nuovo”

Leggo con piacere che i partecipanti al percorso partecipativo attivato per discutere dell’area dell’ex-ospedale MeD non si sono avventati a disputare su singole ipotesi, ma sta cercando di procedere con metodo cercando di mettere a punto principi generali che, speriamo, portino a una soluzione condivisa, anche se temo che, andando avanti, i pregiudizi prevalgano e che comunque  le amministrazioni coinvolte tengano poco conto di questo tavolo partecipativo.
Sembra appurato, innanzi tutto, che ci sia accordo sul mantenimento della funzione pubblica dell’area. Questo sembrerebbe scontato ma come sappiamo non è così.

Personalmente sono assolutamente contrario alla totale demolizione degli edifici esistenti, tuttavia mi voglio adeguare al metodo partecipativo rinunciando a difendere le mie convinzioni attuali e proponendo qui dei principi generali, non potendo partecipare alle riunioni del forum. 

Il primo, quasi ovvio, è che si cerchi subito un’adeguata destinazione per gli edifici storici della parte antica dell’ospedale.

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Un edificio pubblico nel parco delle Cascine

Una destinazione che sia capace di valorizzare le architetture, di valore non solo storico, che si sono stratificate dal  Duecento alla fine dell’Ottocento. Come prima ipotesi la destinazione museale sembrerebbe idonea alle strutture edilizie esistenti, al contesto generale e al rapporto tra gli edifici e la città. Impedire che l’abbandono e il degrado si facciano strada nel labirinto del “Misericordia e Dolce” è altrettanto importante dell’uso da dare dell’ospedale “nuovo”.  Che questo pericolo non sia improbabile lo dimostrano, a Prato, gli esempi della Villa le Sacca o degli edifici delle Cascine di Tavola.

Il secondo criterio, anch’esso ovvio,  è la necessità di rendere permeabile e percorribile tutta l’area.

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Nuovi rapporti spaziali tra le aree del centro storico

Qualsiasi soluzione si voglia adottare, occorre aprire quante più possibili passaggi pedonali che permettano di creare nuovi rapporti fisici tra parti di città ora separate. L’area del vecchio ospedale deve, per esempio, consentire di giungere dal parcheggio di piazzale Ebensee a Piazza del Collegio praticamente in  linea retta. In tal modo il grande parcheggio potrebbe diventare una valida alternativa al parcheggio di Piazza Mercatale che si potrebbe dimezzare, liberando spazio pubblico, oppure a quello di piazza San Francesco.

Il terzo criterio che propongo invece non è ovvio. Riguarda la complessità di funzioni che caratterizza qualsiasi centro urbano ben gestito. Il centro di una città infatti si distingue da una qualsiasi periferia non solo per la natura di stratificazione storica che lo caratterizza ma anche per la stratificazione di funzioni private e pubbliche che normalmente non trova paragoni in altre aree urbane.

Di conseguenza se vogliamo integrare l’area dell’ex-ospedale nel centro storico murato e anzi farne elemento di riqualificazione, occorre evitare che vengano adottate soluzioni monofunzionali che fatalmente la farebbero richiudere su se stessa. La complessità di funzioni comporterebbe anche una complessità di relazioni spaziali e una maggior qualità della fruizione urbana.

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