Sveglia cittadini !

Cos’è in gioco tra Comune di Prato, Estra, Consiag, in mezzo a bandi, accordi segreti, ricorsi al TAR, indagini della Procura e sentenze del Consiglio di Stato?
consiag_facciata_palazzoDi sicuro non c’è solo la semplice lotta di potere tra Destra e Sinistra, peraltro così evidente nella cronistoria dei fatti.
Il centrodestra ha giustamente visto nel Consiag, fin dalla campagna elettorale e forse anche precedentemente, un centro di potere capace di condizionare la politica e l’economia cittadina e le scelte politiche del Comune; una gestione alternativa agli enti locali che consentiva una gestione arbitraria e senza vincoli di appalti, assunzioni e incarichi; un rivale politico sul piano del consenso, ma soprattutto per l’influenza che l’azienda multiservizi ha, oppure aveva, sui ceti professionali e imprenditoriali in cui la destra si riconosce.  La Giunta Cenni ha inizialmente avuto la volontà di impadronirsi del  “partito del gas” , così come del resto ha fatto efficacemente con realtà minori come ASM, Gida, Interporto e altre partecipate, semplicemente sostituendosi nelle sue funzioni  alla maggioranza politica precedente.  Di fronte alla resistenza del presidente Paolo Abati e del suo gruppo di potere è iniziata una lotta senza quartiere, con attacchi, parate e colpi proibiti, giunta ora al suo probabile epilogo con la vittoria della Giunta Cenni.


40189243_869a204353_zMa noi cittadini dovremmo essere in grado di valutare questi contrasti per quello che sono (lotte di potere che ignorano i veri interessi della città) e  guardare oltre, verso altre questioni rilevanti, che non sono limitate alla lotta di potere tra gruppi politici diversi ma investono questioni ben più generali. Per tentare di farlo soffermiamoci sui fatti concreti cioè sulle cifre che dovranno muoversi nei prossimi mesi per sancire il nuovo equilibrio di potere.

  • La prima questione è la perdita della proprietà pubblica delle infrastrutture: il Comune di Prato riceverà da Estra 7.700.000 euro per aver rinunciato a rivendicare la proprietà pubblica delle reti di distribuzione del gas. Questo in forza di un Patto sottoscritto dal Sindaco e tenuto segreto al Consiglio Comunale e alla cittadinanza (artt. 2, 3 e 4).
    Si tratta di un passo avanti significativo verso la privatizzazione dei Beni Comuni che tanti entusiasmi solleva nei ceti politici e imprenditoriali e tante perplessità solleva tra i cittadini. Ci troviamo infatti tra i primi casi in cui risultano privatizzate non solo la gestione, ma anche la rete e le infrastrutture, come, per fare un esempio, se lo Stato avesse rinunciato a rivendicare la proprietà delle rotaie e delle stazioni ferroviarie. Su questa strada ne vedremo in futuro delle belle, magari quando si tratterà di rinnovare gli affidamenti di altri servizi.
  • La seconda questione  riguarda i 18 milioni di euro che Toscana Energia,  che subentrerà ad Estra nella gestione della rete del gas pratese, verserà al Comune di Prato. Questa sembra una buona notizia, ma se ci si riflette sopra non si potrà negare che la nuova azienda dovrà rientrare da questa spesa ricaricando, con gli interessi, la bolletta del gas. In definitiva si tratta quindi di una tassazione occulta in cui l’ente locale riceve risorse finanziaria provenienti da tariffe per servizi e, se anche economisti di professione sorrideranno ironici, io non posso che classificare questo pagamento come imposizione fiscale occulta.
  • La terza cifra di 90.500.000 euro, sempre secondo il famoso accordo senza data, dovrà essere versata dalla subentrante Toscana Energia  a Estra e contribuisce notevolmente a far capire la portata economica di entrambe le questioni sopra esposte.
    La cifra, anche se non coprirà la perdita di valore di Estra di cui il Comune è forte azionista, sarà comunque investita da Estra e dal suo gruppo dirigente in altri territori: a Siena, nelle Marche o altrove. Sarà sancita definitivamente la trasformazione di enti nati per soddisfare il bisogno di pubblici servizi non in aziende private destinate a competere sul mercato, ma in centri di potere feudale; potentati in lotta tra di loro per approfittare del fenomeno, che sembra inarrestabile, delle esternalizzazioni di servizi e beni comuni;  reti di interessi pronte a sottrarre quote di potere agli enti locali e risorse dai territori da reinvestire altrove, per colonizzare altre terre.
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