Piccolo Congresso

Ho partecipato,  come un “innocente all’estero” al Congresso provinciale dell’IDV, un partito a cui sono iscritto da alcuni anni. Non ho mai fatto politica da attivista in nessun partito e ho avuto nel breve tempo della mia permanenza al piccolo congresso (tre ore) la possibilità di osservare dal vivo, per la prima volta, un momento tipico della democrazia e dell’attività di un partito, seppure piccolo. Ho potuto osservare la sfilata dei saluti dei partiti alleati, significativi ma abbastanza rituali, ho potuto riflettere sulla tendenza personalistica che frena anche altri partiti della sinistra; ho dovuto assistere alla legittima dialettica politica tra due candidati, discesa però verso sterili personalismi;  ho visto in azione  “signori delle tessere” (anche se molto, molto in piccolo); in definitiva ho potuto osservare, in vitro, il manifestarsi della democrazia e le sue attuali difficoltà a districarsi tra leaderismo e partecipazione diretta. Ho ascoltato entrambi gli interventi dei candidati, Donzella e Ardita, nei quali la parte propositiva delle mozioni si è dispersa in accorate orazioni piene di asprezze più o meno velate; ho dovuto scegliere tra due persone entrambe validissime, anche se per motivi diversi e potenzialmente complementari.

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Tuttavia la cosa per me più significativa è stato l’intervento di Luca Mori che nei pochi minuti di un asciutto intervento a braccio è riuscito a mettere in chiaro, senza forzature, alcuni caratteri irrinunciabili che dovrebbero caratterizzare un piccolo partito che ha ancora molto da dire, tra cui la laicità, la partecipazione, la distinzione tra privato e pubblico, l’apertura all’associazionismo. Nel contempo ha messo in evidenza la necessità, in un momento di difficoltà, di una gestione del partito improntata alla collegialità e alla rappresentanza e non al personalismo e all’investitura. Inoltre nei limiti di tempo dell’intervento è riuscito anche a esporre alcuni temi importanti per la città e la sua fuoriuscita dalla crisi, tra cui la proposta di utilizzare gli edifici del vecchio ospedale, senza demolirli, per ospitare un ostello studentesco o simili strutture di accoglienza. In definitiva ha suggerito una visione aperta alla città, propositiva, pragmatica e pronta ad entrare nel merito delle cose, senza tralasciare la qualità democratica del metodo dell’azione politica.
Mi sembra in definitiva che come un navigatore abbia tracciato, in modo volutamente dimesso e privo di polemiche, una possibile rotta per l’IDV. Ora spetta al comandante seguire la rotta suggerita e allo “sconfitto”, comandante in seconda,  dimostrare di poter contribuire  alle attività politiche senza l’astio che un partito sull’orlo dell’estinzione non può permettersi.

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