Square form with cut

1969 cemento Perry  Green

H. Moore, Square form with cut, 1969, cemento, The Henry Moore Foundation, Perry Green, Much Hadham, Inghilterra

1968 Marmo nero, Palma

H. Moore, Square form with cut, 1968, marmo nero, Fundacion Bartolome March, Palma de Mallorca

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H. Moore, Square form with cut, 1969, he Henry Moore Foundation, Perry Green, Much Hadham

H. Moore, Square form with cut, 1969, Bronzo, The Metropolitan Museum of Art,New York

H. Moore, Square form with cut, 1969, bronzo, The Metropolitan Museum of Art, New York

Dispiace smentire le convinzioni consolidate che diventano veri e propri miti con il passare degli anni, ma a volte è necessario, per poter meglio apprezzare la concreta realtà.

A Prato è convinzione comune che la grande scultura “Forma quadrata con taglio” di Henry Moore, posta nel 1974 in piazza San Marco, sia stata pensata in relazione con il contesto in cui sarebbe stata collocata, per ridefinire il confine delle antiche mura e ricordare il perduto varco della Porta Fiorentina. Quasi si trattasse di un precoce esempio di site-specific art.
Sicuramente un accattivante interpretazione di una scultura che invece trova il suo significato nell’essere semplicemente forma astratta.
Anche se il ruolo di simbolo consolatorio assegnato alla scultura è stato incoraggiato da qualche dichiarazione compiacente dell’artista, non possiamo non osservare come la grande “Forma quadrata con taglio” di Prato sia in realtà l’esatta replica di opere realizzate negli anni precedenti nei più svariati materiali, in un ripetersi quasi ossessivo dell’intuizione artistica dello scultore, che in quest’opera si sottrae all’obbligo di rappresentare e raffigurare.

Ecco quindi che, lasciando perdere la delusione per dover rinunciare all’idea di avere un’opera originale e non una replica, seppure d’autore, e sorvolando sulla la scivolosa questione della memoria e del genius loci, possiamo far emergere i due motivi per cui l’opera occupa un posto importante nella storia dell’arte.

Il primo motivo è costituito proprio dall’essere una delle prime esperienze di astrattismo nella scultura, una disciplina che tardò, ad abbandonare la figurazione. Lo stesso Moore, pioniere di questa ricerca, aveva scolpito, prima degli anni ’60, solo surreali figure umane.

Il secondo aspetto riguarda il riconoscimento della scultura pratese come una delle prime installazioni di sculture monumentali contemporanee in ambiente urbano. Dopo quell’esperimento coraggioso si moltiplicarono le sculture collocate nei più disparati spazi delle nostre città, però con risultati quasi mai felici.

(segue II parte) 

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