Sosteniamo l’assessore Marson

L’assessore regionale al governo del territorio, Anna Marson, ha avviato da tempo, in verità fin dal 2010, un iter di modifica della Legge Urbanistica regionale che sembra  incontrare forti ostacoli, come dimostra il tempo trascorso.
La sezione toscana dell’Anci, l’Associazione nazionale dei comuni italiani, ha manifestato forte avversione, e così anche l’UDC e il Pd. I sindaci toscani lanciano critiche  e accusano la Regione di tentazioni accentratrici  Ma anche l’Inu (Istituto nazionale di urbanistica) manifesta perplessità e L’Upi (Unione delle province italiane) propone una mediazione di compromesso.

In effetti a partire dalla legge del 1995 ogni comune toscano approva il proprio piano urbanistico in sostanziale autonomia. La Regione e la Provincia possono verificare la coerenza tra la pianificazione urbanistica locale e i piani sovraordinati solo attraverso le osservazioni, come possono fare anche i normali cittadini. Ugualmente la legge attuale non comprende strumenti per una difesa efficace di interessi sovracomunali.  Questa libertà da parte di molti comuni dovrebbe oggi essere oggetto di opportune valutazioni in sede politica, in quanto ha oggettivamente favorito un grande consumo di suolo a causa della poca attenzione di molte amministrazioni comunali per i principi e gli obiettivi della pianificazione territoriale e paesaggistica regionale.
Marson  vorrebbe correggere l’errore  di «aver dato autonomia ai comuni senza accompagnarla con adeguato sostegno», affiancando “ai poteri dei comuni i corrispettivi contropoteri». La riscrittura della legge vorrebbe quindi ristabilisce un controllo sull’attività urbanistica dei comuni, evitando di lasciare sole le amministrazioni locali di fronte alla forza di convinzione dell’iniziativa economica privata.
Naturalmente gli oppositori hanno paventato pericoli di approvazione regionale dei piani, di potere di veto, di modello gerarchico. In verità l’assessore Marson vorrebbe dare un maggior potere alla Commissione paritetica, formata da rappresentanti della Regione, della Provincia e del Comune,.che si pronuncia qualora  la Regione rilevi una violazione delle norme generali e che, al contrario di oggi, potrebbe imporre l’adeguamento del piano.

Ma non è solo la libertà di regolare la materia urbanistica che è in gioco. La proposta di legge vuole introdurre condizioni per garantire che gli impegni di suolo siano consentiti esclusivamente qualora non vi siano alternative di riutilizzazione e riorganizzazione degli insediamenti e delle infrastrutture esistenti. Dovrebbe, per esempio, essere introdotto l’obbligo per i comuni di verifiche puntuali dei volumi e delle aree urbanizzate esistenti e riutilizzabili e di delimitare in modo stabile aree non urbanizzate e aree urbanizzate, limitando le espansioni urbanistiche e soprattutto assoggettandole a verifiche non di sola competenza comunale.

Prima o poi la variante alle legge urbanistica giungerà in Consiglio e si manifesteranno le resistenze e le perplessità. Quelle evidenti e alla luce del sole e quelle sorde e dissimulate, di cui il Pd è maestro.
In gioco ci sono principi generali che investono non solo la difesa di beni comuni come il territorio inedificato e il paesaggio, ma anche la necessità della pianificazione del territorio, l’organizzazione delle istituzioni democratiche, la difesa di interessi comuni contro quelli particolari e a corretta applicazione del concetto di sussidiarietà secondo il quale ogni livello istituzionale ha responsabilità delle scelte relative agli aspetti della vita del territorio che a quel livello si possono governare con migliore efficacia, senza avvallare velleitarie scelte autonomiste.
Dove potrà trovare appoggio l’assessore Marson?

Speriamo che l’appoggio delle forze politiche di sinistra sia compatto: sicuramente dell’Idv e di Sel; forse di una parte del Pd. Occorrerà però il convinto appoggio delle forze politiche fuori dal Consiglio regionale come il M5S, delle associazioni ambientaliste, dei comitati e di noi cittadini.

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