Una fontana nel parco

Nel parco della villa medicea a di Poggio a Caiano c’è una bella fontana neoclassica, senz’acqua e nascosta tra gli alberi.
Il piccolo manufatto è una testimonianza di un periodo storico in cui cominciava a manifestarsi una grande attenzione e un’ingenuo entusiasmo per il progresso, la tecnica e le macchine.

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Il granduca Leopoldo II voleva migliorare  l’approvvigionamento idrico di alcuni centri abitati della Toscana cercando acque sotterranee in pressione in grado di risalire zampillando oltre il piano di campagna senza alcun ausilio meccanico. In tal modo, imitando esperienze del Nord Europa, si cercava di limitare la necessità di nuovi costosi acquedotti, necessari a migliorare le condizioni di vita dei toscani.
Venne comprata una modernissima macchina per i “trafori” dall’officina Flachat di Parigi. Per sperimentarla fu deciso di procedere alla prima  perforazione nella tranquillità dei possedimenti granducali di Poggio a Caiano. Sotto la supervisione dell’ingegnere Alessandro Manetti, del meccanico Raffaello Sivieri e dell’ispettore Dufour, inviato dalla ditta Flachat, fu montata la macchina con un’incastellatura di legno e si cominciò a perforare il 26 Agosto 1829.

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La macchina era senza dubbio più semplice di quanto potremmo immaginare. Era mossa solo da forza muscolare mediante un verricello che faceva girare la punta perforante di ferro e da un sistema di leve che assicurava anche l’effetto di percussione.

Lo scavo procedette con facilità fino a 5 metri trovando subito acqua di falda superficiale. Subito dopo uno strato ricco di ghiaia rese difficile e faticoso il lavoro.
A 41 metri si trovò terreno duro e compatto; furono messi in opera nella perforazione tubi di rame per impedire smottamenti e si proseguì nel traforo con grandi lentezze fino al gennaio 1830 quando vennero sospesi i lavori a 106 metri di profondità. La macchina fu spostata a Grosseto dove fu scavato, con maggior facilità,  un pozzo di 122 metri di profondità che fornì acqua in abbondanza.  La perforazione a Poggio a Caiano fu proseguita solo nel 1931 e condotta fino a 143 metri. Il pozzo conteneva solo acque di falda senza pressione e dunque la zampillante sorgente artesiana in cui si sperava, non era stata trovata.
perforazioni3Già nel 1831 venne commissionato allo “scultore di terracotta”Luigi Zini la realizzazione di festoni di foglie d’alloro, maschere egiziane e altri elementi in cotto a ornamento di un pozzo a forma di “urna”. Nonostante la scarsità  dell’acqua, si voleva valorizzare l’opera di scavo con un elemento monumentale, se non con una fontana come era stato fatto a Grosseto dove venne realizzato un “tempietto” neogotico in ghisa. Il manufatto  come stile si adatta perfettamente con il fecondo periodo culturale in cui furono svolti i lavori e che vide all’opera nei possedimenti granducali di Poggio a Caiano grandi progettisti come Pasquale Poccianti o Giuseppe Martelli, oltreché lo stesso Manetti, tra i quali potrebbe trovarsi il progettista della bella fontana, che oggi risulta in effetti lasciata al degrado e bisognosa di restauri. Tra l’altro si sono perse le iscrizioni in lettere di terracotta di cui rimanevano ancora tracce fino a pochi anni fa e che avrebbero potuto forse confermare l’ipotesi sopra esposta.

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Oltre che a Poggio a Caiano e a Grosseto, altri pozzi furono perforati con la medesima macchina a Pontedera e a Firenze, in piazza Santa Maria Novella.
Nonostante il relativo fallimento delle perforazioni, dell’esperienza fu pubblicata una dettagliata relazione nella “Descrizione delle macchine pe’ trafori modenesi o artesiani e dei pozzi forati in Toscana dal 1929 al 1833”, pubblicata a Firenze nella Tipografia All’insegna di Dante a cura del cav. Alessandro Manetti nel 1933 e da cui sono tratte le illustrazioni.

Salvatore Gioitta

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