Il piano Secchi, un caso di castrazione chimica

Il piano Secchi sta per essere complessivamente accantonato e sarebbe dunque tempo di bilanci. Il rapporto di questo strumento urbanistico con Prato è stato difficile fin dall’inizio anche se conteneva elementi progettuali molto interessanti e innovativi che avrebbero potuto cambiare in meglio l’ambiente urbano.

 In definitiva il progetto complessivo previsto dall’illustre urbanista  non è stato mai condiviso dalla città. Vediamo le tappe di questo mancato incontro e della conseguente consapevole “sterilizzazione” a cui hanno contribuito in molti.

  • Si iniziò con decine di concessioni rilasciate subito prima dell’adozione del Piano Strutturale (Tirreno 25 gennaio 1998).
  • Si è proseguito attraverso un iter di approvazione molto controverso, con ricorsi al Tar, feroci critiche delle “forze economiche”, polemiche interne anche alla maggioranza, rilevanti modifiche richieste prima dell’approvazione.
  • Un enorme numero di varianti ha  svilito  il Piano Secchi nel suo complesso. Le varianti al solo Regolamento urbanistico sono state oltre 250.
  • A soli quattro anni anni dalla definitiva approvazione del regolamento urbanistico si profilò un rapido accantonamento e già  nel 2005 si decise di “mandarlo in soffitta”  (Tirreno 17 luglio 2005) anche se l’iter del nuovo piano è stato, solo temporaneamente, rallentato dal cambio di Giunta.
  • Sono state in gran parte ignorati gli interventi di riqualificazione previsti dai “progetti norma” e, in genere, le previsioni delle aree a verde organizzate come “penetranti” urbani e dei nuovi spazi pubblici in genere.

Sarebbe interessante se qualcuno invitasse a Prato Bernardo Secchi, un intellettuale che in questi anni è rimasto nel vivo del dibattito sull’urbanistica, a parlare in qualche convegno, in modo tale da poter sentire da un osservatore esterno le opinioni sulle recenti trasformazioni urbane di Prato. In particolare mi sembra che sia un  obbligo morale per l’Ordine degli architetti offrire  la possibilità di dire la propria opinione a Secchi, che durante gli anni in cui il Piano fu predisposto, discusso, adottato e approvato ha espresso critiche lucide e puntuali all’urbanistica “alla pratese”, ai piani di recupero che non sono tali, alla progettazione degli spazi pubblici come aree di resulta, alla qualità della progettazione e dei progettisti pratesi.

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