L’energia “verde” delle centrali a biomasse

Alcuni mesi fa sono state inaugurate a Prato due centrali a biomasse della società milanese ” Siamo Energia SpA “,  in via dei Palli,  tra il festante rullare di tamburi della stampa locale e dei politici.
Le descrizioni giornalistiche  abbondano di  lusinghiere espressioni:

  • “Prato capitale, per un giorno, dell’energia verde”

  • “Nuove soluzioni energetiche per tutto il territorio”

  • “Effetti benefici anche per l’ambiente”.

Su tutto prevalgono festosi aggettivi; “verde”, “pulita”, ” rinnovabile”, innovativa”. 
In questa unanime approvazione, qualche dubbio sarebbe utile.

Foto de La Nazione

Scarseggiano le informazioni tecniche, soprattutto su ciò che viene bruciato: olio vegetale”, “biomassa liquida”, derivati di biomassa”. Evidentemente non si tratta di prodotti di riciclaggio e utilizzo di tipo locale ma di combustibili portati a Prato non sappiamo da dove, probabilmente importati dall’estero. Potrebbe trattarsi di olio di colza o di semi, inquinato dalle forti dosi di pesticidi utilizzate per le coltivazioni non alimentari e prodotto in piantagioni che contribuiscono a ridurre le aree boscate o quelle disponibili per coltivazioni alimentari.
In alternativa in futuro potrebbe essere utilizzato olio di palma proveniente dal Borneo deforestato oppure chissà cosa.
L’impianto, diviso in due centrali da 1 MW ciascuna per evitare la valutazione d’Impatto Ambientale, usufruisce degli incentivi per le energie rinnovabili, al pari di pannelli solari o impianti eolici. Tale realizzazione fa parte cioè di un grave fenomeno di speculazione che distorce il mercato delle rinnovabili (allo stesso modo degli inceneritori di rifiuti) e che crea ingiusto profitto privato a danno della collettività che paga le bollette per attività che niente hanno di sostenibile di di “green”.

Gli impianti a biomassa non emettono aria pulita, ma possono produrre polveri sottili, idrocarburi incombusti, diossina. I livelli dipendono dal tipo di combustibile e dal modo in cui la biomassa viene bruciata. Le misurazioni sono ovviamente saltuari e a campione (come a Baciacavallo) e non in continuo e l’ente preposto ai controlli è l’Arpat: qualche preoccupazione è legittima.

Infine non sembra convincente la proposta del vicesindaco Borchi agli imprenditori di utilizzare impianti come questo, “utile per far capire agli imprenditori del distretto come replicare alcuni aspetti positivi delle energie rinnovabili, traendone giovamento per sé e per l’ambiente in generale. Di sicuro queste sono le strade da seguire in futuro“.

Così nel silenzio degli ecologisti e tra gli applausi dell’informazione e della giunta Cenni, ci ritroviamo altri due piccoli inceneritori in pieno centro abitato.

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