Tipografia comunale

Inesorabilmente, ogni tanto si torna a parlare di “esternalizzazioni” di servizi comunali. Per comprendere alcuni aspetti di questo epocale e devastante fenomeno, che investe gli enti locali in genere e il Comune di Prato in particolare, ci possiamo servire di un esempio marginale, lontano dalle polemiche e ormai dimenticato che, proprio per questo, può essere utile a scoprire  meccanismi, cause e motivazioni che portano fuori dalla gestione pubblica parti piccole o grandi dell’amministrazione.

Fino a pochi anni fa il Comune di Prato usufruiva dei servizi di una tipografia comunale che forniva ai vari uffici materiale stampato di ogni genere: volantini, inviti, relazioni, libri, manifesti. Si trattava sia di materiali in uso interno ai vari uffici (dispense, raccolte normative, moduli) sia in distribuzione agli utenti (regolamenti, guide, pieghevoli informativi). Quasi sempre si trattava di prodotti molto spartani e senza fronzoli, ma dalla tipografia comunale uscirono anche pubblicazioni di buona qualità.

Nonostante gli indubbi vantaggi di questa attività che, secondo una delibera del 1999 , garantiva un risparmio di oltre il 60% sui lavori svolti, la tipografia comunale ebbe sempre una vita travagliata.
L’amministrazione ebbe sempre difficoltà negli anni a trovare locali idonei nonostante le attrezzature necessarie all’attività non fossero poi tante (due macchine stampatrici, una tagliacarte, una cucitrice, una piegatrice e poco altro). Per la tipografia mancavano sempre i pochi soldi necessari a mettere a norma un centinaio di metri quadri e ad ammodernare le attrezzature tecniche.
Lo stesso assetto amministrativo non si mantenne stabile nel tempo con il Servizio tipografia soppresso nel 1995, ripristinato nel 1999 e poi nuovamente soppresso, con la costante intenzione di esternalizzare.
Con il tempo l’organico della tipografia, senza un’adeguato ricambio, si ridusse da cinque ad un solo tipografo.

Nonostante questo la tipografia continuava a svolgere il proprio compito sfornando opuscoli, relazioni, rendiconti, registri, bandi, bilanci, giornalini, buste, inserti. Ad aiutare il tipografo ci pensavano alcuni giovani detenuti provenienti dalla casa Circondariale che imparavano un  mestiere per riscattare la propria esistenza. Se la razionalizzazione dei costi del personale è uno dei motivi principali delle esternalizzazioni, bisogna dire che la tipografia comunale aveva un costo irrisorio.

Da quando l’ultimo tipografo non è stato più in servizio, la tipografia comunale ha chiuso. Sorvoliamo sull’epilogo di questa vicenda con il fallito tentativo, durato due anni, di esternalizzare il servizio di tipografia all’onnipresente ASM.                                       

Oggi quanto spende l’Amministrazione Comunale in lavori di tipografia e nella gestione delle fotocopiatrici nei vari uffici che spesso vengono utilizzate per lavori ripetitivi che sarebbe più economico gestire in una piccola tipografia comunale?
Quali sono le vere motivazioni delle esternalizzazioni?  Quali le finalità e soprattutto quali i vantaggi?

Salvatore Gioitta

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