Ospedale

Ormai dovrebbe essere chiaro a tutti il concetto di “risorse esauribili” e della loro tutela al fine di assicurare il cosiddetto “sviluppo sostenibile”. In particolare sembra ormai , almeno a parole, accettata la necessità di garantire la salvaguardia e il mantenimento per l’aria, l’acqua, il suolo e tutte le altre risorse essenziali del territorio considerare come “beni comuni”.

I soldi possono appartenere a tale categoria?
Se si tratta della ricchezza che i lavoratori hanno creato con la loro quotidiana fatica e che in parte hanno versato allo Stato, obbedendo al loro dovere civico e sottraendola al soddisfacimento di bisogni anche essenziali, allora direi senza dubbio di SI.
I soldi pubblici sono un “bene pubblico”, una risorsa purtroppo limitata e uno dei fondamenti della res pubblica. Del resto i Romani attribuivano un valore sacrale all’Erario, custodito nel tempio di Saturno.

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Possiamo anche dire che l’uso dissennato della ricchezza messa in comune è alla radice dei nostri guai attuali, così come l’abuso del consumo del suolo, del patrimonio paesaggistico e artistico, degli altri beni territoriali e delle risorse energetiche è alla base della cattiva qualità della nostra vita.

download (1)Allora, se questo è vero, pensare di demolire gli edifici che costituiscono l’attuale ospedale di Prato, in procinto di essere sostituito dal nuovo, può essere considerato un delitto contro l’interesse pubblico, uno spreco inutile e irrazionale di soldi pubblici.

229697_10200448003340433_1429491324_nGli edifici dell’ospedale non sono certo belli, ma  dentro, fuori e vicino le mura si vedono ben altre brutture. La loro demolizione annullerebbe un patrimonio pubblico, un bene comune, una ricchezza di tutti che si è concretizzata in una struttura di tutti che oggi non possiamo permetterci di buttare via. Saturno non vorrebbe.

Si tratta di edifici funzionali, messi a norma con piccoli e continui interventi che hanno consentito di mantenere un buon livello di manutenzione, di garantire il rispetto delle norme antincendio, di avere dei buoni impianti a norma. Tolte le attrezzature sanitarie rimarranno ampi locali perfettamente funzionali, non per ricavarci residenze, ma  uffici e spazi direzionali, praticamente senza opere. Anche gli spazi di rappresentanza e i parcheggi non mancherebbero.

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Il Comune di Prato e gli altri enti e istituzioni locali li richiedano con forza alla Regione, per ottenerne la proprietà e per poterli utilizzare per  i propri usi. L’ASL potrebbe riservarsi una porzione per proprie attività di presidio sanitario. Il resto potrebbe essere utilizzato dalle Amministrazioni pubbliche locali, ottenendo in tal modo una “restituzione” dell’area ai cittadini pratesi.  In particolare il Comune potrebbe smettere finalmente di pagare quasi un milione di euro ogni anno per spazi assai meno funzionali come gli uffici del Servizio urbanistica e l’Archivio generale ospitato in un inospitale e assurdo edificio industriale in via Pomeria.

Naturalmente si potrebbe effettuale demolizioni parziali, soprattutto al piano terra, al fine di creare spazi verdi e passaggi verso il centro storico, creando un margine permeabile. Fuori dagli edifici ci sono gli spazi per creare un piccolo parco verde, eliminando spazi asfaltati e residuali.

L’importante è non demolire  e buttare via un patrimonio di tutti, costruito con i soldi delle tasse dei lavoratori, in un’epoca in cui la ricchezza ha dimostrato di non potere moltiplicarsi miracolosamente.

Salvatore Gioitta

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