Il Parco Prato, l’urbanistica di “sinistra” e lo stadio.

La sinistra pratese (come in genere quella toscana) ha perso la sua identità quando si è trattato di ripensare alla città e all’urbanistica, quando, passato il periodo caotico della ricostruzione post bellica, occorreva rimettere al centro della crescita urbana gli interessi collettivi e gli spazi pubblici.
Tre piani regolatori si sono succeduti negli ultimi quarant’anni, disegnati da onesti progettisti di sinistra, per giunte di sinistra. Eppure mai, in nessun intervento o trasformazione urbana, è stato tutelato il bene comune; mai è stata data priorità agli spazi pubblici e al loro disegno complessivo; mai è stato tutelato il territorio e la qualità ambientale.
Per lunghi decenni la sinistra è rimasta legata ad una posizione culturalmente subalterna. A tale inferiorità hanno contribuito la posizione dominante dell’imprenditoria tessile e l’influenza determinante del ceto professionale tecnico che ha sempre avuto un ruolo di riguardo nelle istituzioni e nei partiti.
Seppure l’inconfondibile retorica dell’urbanistica  abbia sempre fatto grande uso dei roboanti principi della “città dei cittadini” o della “città a misura d’uomo”, di fatto gli effetti di questa visione limitata sono stati l’enorme consumo di suolo, il disordine della struttura urbana, la dispersione urbanistica delle periferie, la pessima qualità dell’edificato, la scarsità di attrezzature e spazi pubblici, il carattere residuale e frammentario del verde pubblico, la mancanza di guida nella crescita urbana, la mancata attenzione al paesaggio urbano ed extraurbano e al patrimonio edilizio storico non monumentale.

La causa principale di tutto questo è stata la ferrea convinzione di tutti gli amministratori di sinistra di questa Città, di questa Regione e di tutta questa Nazione che l’edilizia sia il volano principale dell’economia.  A questo si è aggiunto il ruolo venefico che hanno avuto gli “oneri di urbanizzazione” sui bilanci comunali, veri prestiti a strozzo da restituire decuplicati.
parco Prato
Negli anni ’90 è poi emersa una tendenza che lascia ai privati tutte le scelte relative alla gestione del territorio rinunciando ad ogni iniziativa pubblica. A questo infatti conduce infatti l’urbanistica “contrattata” in cui il governo del territorio diventa scambio di concessioni con opere pubbliche per creare consenso.

Questo prevalere dell’iniziativa privata trova un esempio insuperabile nella realizzazione del “Parco Prato” per il quale ha prevalso l’idea che l’Amministrazione Comunale predisponga un articolato e apparentemente “severo” piano regolatore, rimanendo poi a disposizione dell’importante investitore privato che richieda la più complessa delle varianti urbanistiche per realizzare quello che non era previsto.

A questo punto, per giustificare il titolo dell’articolo, possiamo concludere osservando che la Giunta Cenni si muove in perfetta continuità con le giunte di sinistra precedenti: non a caso ha condotto in porto un Piano Strutturale formulato, per gran parte, dalla precedente amministrazione. Tutto il piano è improntato all’urbanistica contrattata, visto che la maggior parte degli interventi prevedono,  per il momento in modo generico, complessi meccanismi in cui i privati propongono interventi di trasformazione in cambio di cessione di aree e realizzazione di spazi pubblici, ma ricevendo in dono la possibilità di edificare aree agricole poste in tutt’altro luogo della città.

Anche la vicenda dello stadio avrebbe potuto avviarsi su questo canale con la proposta della catena alberghiera Hilton che avrebbe voluto realizzare sul vecchio stadio  un grande albergo-torre, impegnandosi  nella costruzione di un nuovo stadio da 4.000 posti. Anche la precedente proposta della Valore, appoggiata dal Sindaco Cenni, seppure diversa, era comunque caratterizzata dall’iniziativa privata che sceglieva, proponeva, progettava, richiedeva.
Non si tratta di entrare nel merito degli interventi, ma nel metodo che prevede la rinuncia dell’Amministrazione a esercitare le proprie prerogative politiche, scegliendo priorità d’intervento, obiettivi di sviluppo, localizzazioni razionali e ragionevoli, parametri di qualità urbana inderogabili, senza lasciare scelte, iniziativa e tutti i vantaggi ai privati.

Infine mi chiedo: la prossima (probabile) Giunta di sinistra saprà continuare ancora meglio di Cenni questa cultura urbanistica, appannaggio della propria tradizione politica?

Salvatore Gioitta

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