Ritratto di una città in forma di piazza

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C’è a Prato una piazza che riassume l’ultimo secolo di storia cittadina. Piazza Esedra, poi chiamata Piazza Europa fu realizzata durante i lavori di trasformazione urbana con cui la città accompagnò la realizzazione della linea ferroviaria “Direttissima” Firenze-Prato-Bologna.
Della nuova linea si cominciò a discutere e studiare dalla fine del XIX secolo, essendo necessario disporre di un collegamento ferroviario a doppio binario e su tracciato veloce e non accidentato come la Porrettana.
I lavori cominciarono proprio cento anni fa, ma si interruppero subito per la guerra; ripresero negli anni venti e si conclusero con l’inaugurazione della stazione e la messa in funzione della linea.
Nel frattempo la città attuò un ampio programma di trasformazione urbana, realizzando piazze, allargando strade e tracciandone di nuove come Viale Vittorio Veneto. In tal modo, almeno per qualche decennio, si dislocò verso levante lo sviluppo della città che vedeva nella ferrovia un’irripetibile occasione di crescita. Naturalmente fu realizzato anche il ponte alla Vittoria e alla sua testata Sud fu tracciata la piazza semicircolare con un disegno vagamente ottocentesco adatta a collegare direzioni diverse che su di essa convergevano.  
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Negli anni ’30 e ’40 la piazza rimase priva di edifici. Poi, subito dopo la guerra, il lato ovest fu occupato da un edificio pubblico in mattoni progettato nel 1950: la sede dell’INAIL progettato da un ottimo architetto che interpretò bene il rapporto con la piazza, disegnando un edificio moderno, ma con un fronte sulla piazza che non rinuncia ad una sobria monumentalità, grazie anche all’accostamento dei materiali.
In quel momento la città viveva il momento di maggior crescita economica e urbanistica della sua storia. La ferrovia e la stazione tuttavia ebbero forse un ruolo secondario e il ruolo urbanistico della piazza si stava attenuato. Dopo poco un’altra porzione della piazza fu occupata da un edificio a scheletro di cemento che tuttavia ben si adatta al carattere di quanto già costruito.

Poi per lunghi decenni la città voltò le spalle alla stazione ferroviaria e la piazza rimase trascurata e incompleta nella sua configurazione architettonica: una specie di opera incompiuta che aspettava il contributo della nostra generazione per concludere un luogo simbolo e documento materiale della storia cittadina che rimaneva comunque una delle moderne porte della città, nonostante la stazione fosse utilizzata solo da pendolari e studenti e mai da turisti o visitatori.

Finalmente a conclusione di una vicenda che aveva occupato quasi un secolo, fu realizzato l’ultimo edificio della piazza: un significativo blocco di uffici caratterizzato dall’originale progetto con pregevoli e splendidi pannelli di vetro specchiante, degno e ammirevole testimone della grande qualità architettonica dei nostri anni, della solida tradizione costruttiva e in definitiva di tutta la fiorentissima cultura cittadina.
Dopo mezzo secolo finalmente la piazza ha avuto la sua degna conclusione.

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