Viaggiatori inglesi a Prato

Oggi è sempre più raro vedere turisti a Prato. La città respinge inesorabilmente anche quei pochi che si vorrebbero avventurare in treno da Firenze con la mancanza di indicazioni e informazioni.
Invece alla fine dell’Ottocento non era raro che un viaggiatore straniero, inglese, francese o tedesco, completasse il suo tour in Toscana visitando oltre Firenze, Pisa e Siena, anche Pistoia e Prato.

Portale Sud del transetto del duomo di Prato

Portale Sud del transetto del duomo di Prato

Tra la fine di Giugno e l’inizio di Luglio 1870, visitarono la città di Prato il teorico dell’arte John Ruskin e il suo amico Charles Eliot Norton, futuro traduttore di Dante. I due  provenivano da Pisa e si fermarono in città per vedere i monumenti e le opere d’arte.
Ruskin era particolarmente interessato all’opera di Filippo Lippi a cui dopo pochi anni avrebbe dedicato un importante studio che contribuì alla riscoperta dell’artista. A Prato ebbe modo dunque di vedere alcune opere del maestro e soprattutto gli affreschi all’interno del Duomo che fecero sui due studiosi una profonda impressione. Ruskin scrisse che si trattava della “più alta espressione della vera scuola fiorentina”.
Il 3 Luglio i due amici si separarono e Ruskin procedette per Padova. Nel 1881, dopo dieci anni, ancora Ruskin ricordò quei momenti magici passati ad ammirare Salomè in una lettera all’amico ormai in America.
Tuttavia Ruskin pur non avendo mai costruito niente era comunque uno studioso dell’architettura e della storia dell’architettura, tanto da avere una larga influenza sul rinnovamento architettonico anticlassico di fine secolo e sui concetti del moderno restauro. Come ogni architetto non poteva fare a meno di interessarsi di particolari costruttivi e decorativi secondari e invisibili agli occhi degli altri.

The seven lamps of architecture – tav. IV fig 4.

A Prato quello che lo colpì di più fu un portale laterale del Duomo e cioè quello sud del Transetto di cui parla nella sua opera Le sette lampade dell’architettura”. Ecco cosa scrive: “…c’è una graziosa l’architrave della porta laterale della Cattedrale di Prato  dove il sostegno delle pietre visibilmente separate alternando marmo e serpentino, non può essere capito fino a che non si veda sotto la loro forma traversale…“.
Naturalmente non lo aveva incuriosito la tipologia dell’architrave prefratturata o “piattabanda” che è piuttosto consueta nell’architettura italiana e che trasforma un elemento, di solito e semplicemente appoggiato, sugli appoggi in una struttura spingente simile all’arco e costituito da conci a cuneo.
L’architrave in questione è invece  costituita da cunei alternativamente dritti e rovesci. L’apparente assurdità statica nasconde le parti sagomate a T dei conci che risultano saldamente incastrati gli uni con gli altri.
L’elemento che richiama la sua attenzione è dunque quel medievale virtuosismo artigianale che ha consentito l’esatta stereometria delle pietre. Questo fa di Ruskin il difensore dell’arte e del lavoro umano (Arts and Crafts) contro le macchine e il capitalismo.

architrave

 

 

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