Finalmente buone notizie dalle Cascine di Tavola

Da ormai oltre due decenni le Cascine di Tavola sono sottoposte a incessanti minacce e interventi rovinosi. Una buona parte della grandiosa sistemazione paesaggistica voluta da Lorenza il Magnifico è andata distrutta con la realizzazione dell’impianto del golf e poi con il maneggio. L’edificio principale delle Cascine è stato oggetto di un intervento rovinoso fermato dalla magistratura e oggi lasciato abbandonato agli agenti atmosferici, senza copertura. Gli edifici posti sulla stretta porzione comunale sono rimasti abbandonati e inutilizzati. Relativamente a quest’ultimi, forse giunge una buona notizia dalla Regione Toscana ha finanziato l’intervento di restauro dell’edificio della Rimessa delle Barche, un grande edificio in vergognoso abbandono, che si distingue nettamente dagli altri presenti, in quanto  testimonianza dell’architettura neoclassica  della prima metà del XIX secolo, che ha avuto in Toscana personalità e realizzazioni di grande rilievo.DSCF0764

Si tratta di un edificio rettangolare ad aula unica, che serviva principalmente come ricovero delle carrozze, e si trova infatti edificato sullo spiazzo che fin dal XVIII sec. era chiamato  “Prata delle carrozze”, dove si fermavano i veicoli che portavano i regnanti e la corte ad assistere alla corsa dei daini nel vicino Viale della Corsa oppure alle cacce che si svolgevano all’interno del recinto quadrato del bosco  delle Pavoniere.  La denominazione di “Rimessa delle barche” era probabilmente dovuta alla destinazione dello scomparso soppalco superiore dove nella stagione secca venivano collocate le piccole imbarcazione destinate a navigare lungo i canali oggi completamente disseccati.


DSCN0020La rimessa delle Barche si trova allo stato attuale completamente priva della copertura e del solaio intermedio. Pertanto le murature risultano completamente esposte e, nonostante ampie porzioni appaiano costruite accuratamente in mattoni, sono  presenti gravi dissesti soprattutto in corrispondenza delle aperture. Gli ultimi decenni. in cui l’edificio è stato di proprietà comunale, sono stati il periodo peggiore in cui il degrado e la mancanza di interventi interventi protettivi, sembravano trasformare la costruzione in  un rudere non più recuperabile.

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A lungo non si è fatto niente per fermare l’azione degli agenti atmosferici e per pulire l’’intera area con il taglio di ceppaie e alberature poste in aderenza alle murature con possibilità di danni anche alle fondazioni.
Di recente, finalmente si è provveduto a recintare e pulire l’area e il finanziamento regionale sembra  ora poter risolvere la situazione e salvare questa preziosa e antica  testimonianza architettonica.

La sua costruzione deve infatti essere messa in relazione agli imponenti lavori di sistemazione del Parco delle Pavoniere cominciati nel 1818 e sostanzialmente conclusi nel 1830.  Nei registri delle spese relativi agli anni seguenti si ritrova infatti una “nuova fabbrica nel parco delle Pavoniere”. Il nuovo edificio compare nella “Pianta geometrica” della Reale fattoria redatta da Ferdinando Boscherini che era il sovrintendente a tutti i lavori, nel 1823. A quella data dunque la fabbrica era se non completata, almeno definita nella sua consistenza.
La costruzione della “Rimessa” è dovuta certamente ad un progettista di rilievo ed in effetti agli inizi dell’ottocento passano da Poggio a Caiano tutti  protagonisti di una stagione culturale, in parte ancora da valorizzare, che vede la Toscana, anche per i rapporti culturali con la Francia, elaborare un’architettura caratterizzata da un classicismo severo e spoglio. Lavorarono infatti per la tenuta granducale Giuseppe Manetti, Pasquale Poccianti, Alessandro Manetti, Giuseppe Martelli.
La Rimessa delle barche è da attribuire probabilmente a Poccianti sia per le coincidenze cronologiche sulla sua presenza a Poggio a Caiano, sia per le assonanze stilistiche della della Rimessa con il “Nuovo stanzone per le piante e annessa Conserva”, la grandiosa fabbrica adibita a limonaia, che negli stessi anni (tra il 1824 e il 1832) veniva costruita a Poggio a Caiano su progetto dell’architetto scandiccese che a Prato ha lasciato un’altra opera sulla quale si rimanda ad un futuro articolo.
Tra le affinità evidenti oltre ad un linguaggio estremamente sobrio che per l’epoca rappresentava una novità assoluta, si può annoverare anche il trattamento in rilevato delle parti terminali dei prospetti,  la modulazione dei fronti con una serie di aperture principali sovrastate da una serie minore, il rialzarsi dei muri perimetrali oltre la linea di gronda della copertura e la conseguente assenza di cornicione.

Di estremo interesse il trattamento ad intonaco della parte più bassa che presenta un disegno di gusto archeologico ad imitazione dell’ opus reticulatum romano e della testata NE che  presenta delle finte aperture a  trompe-l’œil da proteggere e documentare nel prossimo restauro che si spera possa ripristinare anche gli aspetti cromatici e materici dell’edificio..

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