Le Corbusier a Prato

Le Corbusier, il più famoso architetto del XX secolo, visitò Prato una sola volta nel 1907 quando, ancora giovane, venne in Italia per un viaggio di studio che rimase una tappa fondamentale nella sua formazione artistica e nel suo avvicinamento all’architettura. Si chiamava ancora Charles-Edouard Jeanneret ed aveva appena finito i suoi studi nella natia cittadina svizzera Chaux-de-Fonds.

Si fermò a lungo a Firenze, dove alloggiò in una locanda in piazza Signoria. Durante il periodo fiorentino fece numerose gite nelle città vicine insieme all’amico pittore Lèon Perrin.
Un bel giorno di Settembre i due presero il treno alla stazione Leopolda e raggiunsero in treno Pistoia dove passarono una piacevole mattinata visitando i monumenti medievali del centro storico. Le Corbusier apprezzò molto le chiese  romanico-gotiche e le loro belle sculture ed anche l’urbanistica della città fatta di piazze dissimmetriche e stretti vicoli. In quel periodo, infatti, il giovane artista apprezzava ancora la cultura storicista e non era ancora diventato l’intellettuale modernista che poi sarà.

Nel pomeriggio, di ritorno da Pistoia, i due amici scesero dal treno alla stazione del Serraglio e si inoltrarono lungo via Magnolfi per visitare Prato prima di tornare a Firenze in serata. Rispetto alla soddisfazione per la visita della mattina, grande fu la delusione di Le Corbusier. La pessima impressione per la nostra città era sorta già sul treno dove un loquace passeggero pratese aveva annoiato i due giovani svizzeri con la descrizione delle bellezze della propria moglie, tanto che Le Corbusier lo aveva scambiato per uno sfruttatore della prostituzione, ma si trattava certo di uno di quei pratesi che amano molto vantarsi e c’è ne sono molti anche oggi.

!BmE1R1Q!mk~$(KGrHqUH-DMEtQhQR5MFBLeSnEjPuw~~_12Scesi dal treno i due si trovarono in una gran confusione e chiasso di bancarelle e venditori ambulanti. In particolare Le Corbusier ricordò nelle sue lettere la presenza ossessiva di biscotti in vendita ovunque:
“…non vi era un metro quadro di strada che non fosse occupato come in una vetrina dai biscotti, di ogni forma, di ogni gusto e forse provenienti da ogni parte …”
I due erano incappati  nella fiera dell’otto Settembre e la confusione impedì loro di apprezzare i monumenti di Prato. La visita proseguì infatti “senza grande interesse“, salvo l’apprezzamento per l’interno del Duomo. Ripreso il treno, giunsero a Firenze alle ore 20 e lo svizzero annoterà naturalmente “… con  un’ora  e un quarto di ritardo“.

Dunque l’impressione della visita pratese fu quella di delusione e di scarso interesse: l’architetto e la città erano troppo giovani.  Cosa avrebbe invece pensato visitando la città attuale il fondatore dell’urbanistica moderna? Forse la fallimentare esperienza della pianificazione urbanistica pratese lo avrebbe fatto cambiare idea sui suoi rigorosi principi modernisti che hanno contribuito al degrado delle nostre città?

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