La centrale idroelettrica al Cavalciotto

Sottotitoli:

  • A Prato ci sono intellettuali troppo raffinati.

  • A che serve il vincolo paesaggistico?

Cosa colpisce della polemica sorta intorno alla prevista realizzazione di una piccola centrale idroelettrica all’interno dell’edificio storico del Cavalciotto? Sicuramente la percezione che in questa città ci siano intellettuali troppo raffinati che vedono la pagliuzza e non la trave.

Io personalmente penso che una turbina idroelettrica, erede degli antichi mulini, sia una funzione compatibile e confacente alla natura stessa del manufatto edilizio medievale.
Ritengo che una turbina idroelettrica non consumi l’acqua e non comprometta il sistema delle gore, tuttavia ritengo indispensabile chiedere garanzie a riguardo. Sono d’accordo nel pretendere controlli, nel chiedere ai realizzatori eventuali modifiche migliorative al progetto e garanzie sulle modalità di esecuzione, ma non sono contrario a priori all’intervento. Rispetto comunque le opinioni diverse dalla mia e sono pronto a discuterne. Posso anche concordare sulla necessità di non lasciare ai privati questo settore di attività che coinvolge, questo come altri, i beni comuni della collettività.

Infine penso che una struttura alloggiata in interrato, senza strutture fuori terra, non comprometta i valori paesaggistici e la tutela del bene storico, come invece fanno i mostruosi edifici che come velenosi funghi sono spuntati tutto intorno, camuffati da interventi di recupero!


Per questi interventi a pochi centimetri dal fiume e dal Cavalciotto, nessuno si è mosso a protestare, a sollevare dubbi, a sollecitare controlli. Nessuna commissione preposta alla tutela del vincolo paesaggistico ha approfondito l’effettiva compatibilità dell’intervento. Nessun comitato ha alzato la voce.

Più in generale penso che Prato spesso sia afflitta da una strana sindrome, una inguaribile miopia che non fa vedere il progressivo avviarsi della città verso il titolo di area urbana più brutta dell’Italia centrale, l’inadeguatezza degli interventi architettonici recenti, l’assurdità di interventi di “recupero” che nulla recuperano, l’aggressione del tessuto storico, l’indifferenza ai valori paesaggistici, la quasi generale distruzione dell’immagine storica della città industriale. Al contrario producono immediato astio gli interventi fuori dal coro della mostruosa edilizia oppure innovativi ed estranei al provincialismo opprimente.
Penso per esempio che se arrivasse un grande artista che proponesse alla città la realizzazione di una significativa opera, mettiamo una poetica “torre del vento”, troverebbe una furiosa contestazione. Lo stesso un importante architetto francese incaricato del progetto della nuova sede della Camera di Commercio.
Al contrario un enorme impianto per il golf che ha distrutto per sempre un paesaggio immaginato e voluto da Lorenzo e Cosimo dei Medici, non ha visto tanta acredine. Ugualmente nessuno ha obiettato alcunché agli interventi di “recupero” di fronte alle “belle mura” di via Pomeria o di via Curtatone, tanto per fare un singolo esempio.

Infine una riflessione che nasce dal confronto tra le due foto sopra, lontane tra di loro di pochi anni: a che serve il vincolo paesaggistico? e la Commissione Edilizia integrata? e la Commissione Urbanistica? e il vincolo sulla distanza delle costruzioni dal fiume? e le normative sulla sicurezza idraulica? a che servono?

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