Vecchi e nuovi stadi

Le strade della rendita fondiaria e del consumo di suolo sono molteplici e a volte viaggiano parallele. A  Prato, come anche in molte città più grandi, da anni vengono tessute trame ben orchestrate per giungere alla costruzione di un nuovo stadio al posto di quello vecchio; a livello nazionale parallelamente un disegno di legge per agevolare tale operazione viaggia tra commissioni e camere avvicinandosi alla definitiva approvazione nonostante l’opposizione delle associazioni ambientaliste.

Come funziona il meccanismo?

Si comincia a evitare di investire nel vecchio stadio, facendo in modo che risulti qualche elemento superato da nuove norme o da indicazioni federali (nei piccoli stadi, per esempio, basta puntare sull’illuminazione) e che tutto sembri vecchio.

Si lancia l’dea di farne uno nuovo in periferia ma non si sceglie la localizzazione, lasciando ai privati la possibilità di giudicare le potenzialità economiche di varie aree come a Roma, dove la società intende esaminare varie proposte da “valutare sotto il profilo oggettivo”  e solo poi “discutere con le autorità”. Scelta l’area dagli investitori privati si procede al faraonico progetto in genere sovradimensionato alle necessità, specialmente in città di provincia con squadrette di serie C, come a Prato.

Per migliorarne la fattibilità economica lo stadio viene pensato come una “Cittadella”, circondato da servizi, palestre, cinema, outlet, aree commerciali “fino alla grande distribuzione”.
Questo, insieme alla necessità di parcheggi, aumenterà a dismisura la necessità di suolo libero in fase di realizzazione, fino a poter prevedere, per una città piccola come Prato, un consumo di diverse decine di ettari, mentre il nuovo funzionale e redditizio stadio del Bayern Monaco (una squadretta qualsiasi) ha avuto bisogno solo di 14 ettari.

Il vecchio stadio?
Viene demolito e al suo posto si realizzano residenze  e aree commerciali. Da chi? Da coloro che si sono assunti il pesante onere di realizzare il nuovo stadio, una infrastruttura evidentemente essenziale per la città, ed hanno quindi bisogno di risorse.

Come fare?
A Prato hanno intrapreso la strada più lunga, attraverso il nuovo piano strutturale, ma forse il parlamento farà prima e la nuova legge potrà consentire un accordo di programma che determina le necessarie varianti urbanistiche e, addirittura  la “dichiarazione di pubblica utilità e di indifferibilità e urgenza”.

Il governo del territorio è ormai, sempre di più, nelle mani della speculazione fondiaria.

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