Paesaggio di serie A e di serie B

prode

Schema della sistemazione a prode cap: capezzagna; cpf: capofosso; pr: scolina (proda)

Il paesaggio delle colline toscane è così famoso da essere diventato un luogo comune. Noi però conosciamo bene le sue caratteristiche, la sua fragilità e la necessità di tutelarlo. Allo stesso modo riconosciamo  l’importanza del paesaggio dei rilievi preappenninici con i terrazzamenti, i boschi, i prati, i pascoli.
Chiunque, se interrogato, risponderebbe dunque che i paesaggi collinari sono il patrimonio territoriale più importante per la provincia di Prato e per la Toscana; un paesaggio di serie A.
Ma noi viviamo in pianura, nella stretta piana che si estende tra Pistoia, Prato  e Firenze, fondo di un lago del Pleistocene,  e il nostro paesaggio quotidiano è un’altro, fatto di luoghi e “non luoghi” urbani che si sono allargati in un paesaggio rurale ormai abbandonato e a cui non riusciamo a riconoscere un vero valore ambientale o storico. Eppure la nostra pianura è densa di sovrapposizioni di strutturazioni antropiche che si sono sommate nel corso dei secoli sul suolo destinato all’agricoltura.

La strutturazione più evidente del residuo paesaggio agricolo della piana è la sistemazione “a prode” detta anche “alla toscana” che conferisce alle campagne un aspetto ordinato, scandito da campi regolari, di forma rettangolare, piuttosto piccoli rispetto ad altri ambiti geografici e conformati mediante la baulatura del suolo, cioè con una regolare pendenza dal centro verso i lati.
Questi appezzamenti sono delimitati da viottoli campestri, scoline laterali, fossetti di testata (capezzagne o capezzane),  fossi di drenaggio che costituivano il primo fitto reticolo di regimentazione idraulica del territorio. La sistemazione a prode, adatta agli argillosi terreni della piana, non era infatti destinata  a favorire l’irrigazione del suolo, bensì il drenaggio dell’eccesso di acque piovane, impedendo la formazione di quegli acquitrini che oggi si possono osservare nelle porzioni di territorio agricolo abbandonato.
I lati lunghi degli appezzamenti sono fiancheggiati da filari di vite o di altre colture arboree che servivano ad integrare, nell’economia mezzadrile, il ricavato delle colture seminative, oltre che assicurare una certa protezione dal vento.

Risulta evidente come questa sistemazione agricola abbia creato un paesaggio inconfondibile, certo meno grandioso di quello della bassa padana, ma comunque interessante per la variabilità delle colture che convive con la regolarità della strutturazione, dovuta anche dal costante orientamento NE-SO generato dalla permanenza delle direzioni dell’originaria centuriazione romana nella piana tra Pistoia e Firenze.

La sistemazione “a prode” in una carta del ‘700 che mostra una porzione di territorio presso Casale.

Ma nonostante la densità delle stratificazioni storiche che vedono la la sistemazione a prode raggiungere la propria compiutezza tecnica nel XVI secolo, proprio in ambito toscano, quello della piana è un paesaggio di serie B che non ha avuto alcuna tutela davanti alla crescita urbana e che gode di poca considerazione.
Possiamo ancora rintracciare qualche significativa presenza delle sistemazioni agricole tradizionali nella piana a sud di Prato? No, secondo il Piano Strutturale che classifica le “Aree agricole di pregio” e “Sistemazioni agrarie storiche” e che nella piana identifica solo pochissime “superfici in ambito agricolo che per le loro caratteristiche morfologiche e di utilizzo hanno subito nel corso del tempo tendenze di trasformazione omogenee che ne hanno preservato le caratteristiche e il valore storico, paesaggistico e/o ecologico, rappresentando oggi un importante elemento storico ed identitario di assetti agrari oramai in disuso“.
Eppure, nonostante il consumo di suolo, le discariche, i vivai e le inutili tangenziali,  esistono ancora ampie zone in cui permangono le sistemazioni agricole tradizionali, magari ormai prive dei filari arborati e in stato di abbandono, ma ancora ben riconoscibili, ben oltre i pochi episodici francobolli riportati nella tav. Es.3B

aree agricole “di pregio”nel nuovo piano strutturale

Qual’è la soluzione?
Rivedere il Piano Strutturale riconoscendo la tutela di “Aree agricole di pregio” e “Sistemazioni agrarie storiche” a superfici ben maggiori di quelle previste.
Istituire subito un parco agricolo a scala comunale senza aspettare il fantomatico “parco della Piana”.
Ostacolare l’avanzata delle colture a vivaio che distruggono ogni sistemazione preesistente. Non accontentarsi delle belle parole.

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