La città abusiva

Quando si pensa all’abusivismo la mente corre alle città ed alle coste meridionali: Agrigento, Ischia, Napoli, paesi vesuviani, spiagge calabresi.
Invece faremmo meglio a controllare a casa nostra: Prato, la grande città manufatturiera, è sorta in buona parte nell’abusivismo edilizio. Il condono Craxi del 1986 ha visto 34.000 richieste di sanatoria (spesso multiple) in una città di 160.000 abitanti (almeno un abuso edilizio per famiglia). A queste vanno aggiunte altre varie migliaia di richieste per il primo e secondo condono Berlusconi.

abusivismo

Negli anni ’60 e ’70, parallelamente allo sviluppo economico e demografico, la città ebbe una notevole crescita urbanistica particolarmente disordinata che dette vita alla tipica commistione tra piccole attività produttive ed edifici residenziali, che va di moda chiamare mixitè. Nel disordine urbanistico molti edifici furono costruiti interamente in modo abusivo, anche dopo l’approvazione del piano regolatore “Marconi”. Tale abusivismo non si limitò dunque a ristrutturazioni, ampliamenti, sopraelevazioni e piccole costruzioni come quelle del “Cantiere” o del “Guado“, ma riguardò anche grandi e insospettabili condomini in zone periferiche e semiperiferiche.
Ora tutto è condonato, o dovrebbe esserlo visto che alcune migliaia di quei condoni sono ancora da completare e rilasciare.
Occorre comunque sempre riflettere su questo peccato originario che ancora pesa sulla qualità urbana della città e sulle caratteristiche costruttive di molti  fragili edifici che andrebbero verificati sismicamente.

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